In questi giorni stiamo dando voce alle imprese del comparto agroalimentare e ascoltare le proposte di tanti imprenditori siciliani per superare questo difficile momento e ripartire senza troppe ripercussioni economiche. Oggi abbiamo intervistato Teresa Leto, giovane imprenditrice siciliana che ci ha presentato la sua azienda e le richieste accorate di chi non si arrende alla crisi mondiale per l’emergenza Covid-19.

Teresa, parlaci di te e di Sicilia Surgelati

Sono Teresa Leto, 25 anni, socia dell’azienda Sicilia Surgelati s.r.l., insieme a mio fratello, Alessio Leto, 26 anni, che amministra la società. Io mi occupo di comunicazione, marketing e pubblicità, mio fratello degli aspetti amministrativi e finanziari.La mia famiglia è da oltre trent’anni nel settore ittico, e da un paio di anni abbiamo deciso di occuparci di prodotti surgelati. La nostra azienda, la Sicilia Surgelati, è una piccola ma straordinaria realtà, vi lavorano al suo interno circa 30 impiegati che per noi sono la nostra più grande risorsa. Abbiamo in totale 7 punti vendita, 6 in città e uno in provincia, ma il nostro auspicio è proprio quello di non fermarci e continuare ad offrire tutto ciò che abbiamo. 

Lavoriamo con diversi marchi, e seppur il nostro punto di forza sia il pesce spada, simbolo del nostro logo, abbiamo prodotti di tutti i generi alimentari: pesce, carne, pasta, verdure, dolci e condimenti già pronti. Importiamo dall’Italia ma anche da altri Paesi dell’UE, tra i principali la Spagna, che per adesso vive le nostre stesse condizioni di emergenza a causa del COVID-19.

Oltre ad occuparti dell’azienda di famiglia, cos’altro fai nella vita?

Nella mia vita, oltre a lavorare per la mia azienda, studio scienze del Servizio Sociale, perché da sempre mi appassiona il Terzo settore e i soggetti che ne fanno parte. Nonostante possa sembrare una dissonanza lo scopo di lucro con il no-profit, penso che quest’ultimo possa creare molte opportunità, soprattutto per i più “deboli”. 

Tra le mie passioni, oltre al volontariato, vi è anche quella per la Politica, quella con la P maiuscola come oso dire. Il settore del fresco, come quello del surgelato sta vivendo grosse difficoltà, dettate da molteplici criticità.

Spiegaci meglio le criticità del settore

  • Innanzitutto dovrebbe essere avviato un processo di liberalizzazione sui vincoli di alcune specie di pesci. Come sappiamo esistono le cosiddette quote tonno, imposte dall’unione europea che non ci permettono di pescare ciò che il nostro mare offre. Abbiamo il miglior pescato locale, ma siamo obbligati ad acquistare pesci di altre nazionalità, perché ciò che ci viene imposto non soddisfa il fabbisogno della popolazione. Lo stesso vale per alcuni tipi di equipaggiamento all’interno delle imbarcazioni, le nostre leggi vietano di utilizzare alcuni tipi di reti specifiche che vincolano i pescatori.
  • La burocrazia ostacola tutte le attività, l’inflazione normativa, e quindi la proliferazione di leggi – il più delle volte in contraddizione tra loro – non fanno altro che allentare il sistema, e appesantire e dei semplici passaggi purtroppo indispensabili.
  • Finanziamenti più agevolati, questo vale non soltanto per il settore ittico, ma per tutte le imprese.

Per quanto riguarda la nostra azienda di surgelati, fortunatamente, insieme a tutte quelle attività che vendono prodotti di prima necessità, continua a rimanere aperta, con tutti i rischi del caso. 

Ciononostante riscontriamo molte difficoltà nello svolgimento dell’esercizio, sia di natura psicologica, i nostri impiegati hanno legittimamente paura di quel mostro invisibile, sia di natura economica, poiché lo Stato non prende provvedimenti abbastanza esaustivi. Con la chiusura di bar, ristoranti, alberghi molti gestori e titolari hanno dovuto posticipare i pagamenti pregressi, ma noi commercianti ci ritroviamo a pagare le fatture dei nostri fornitori e l’IVA allo Stato. 

Quando tutto questo periodo finirà, e speriamo al più presto, si avvierà la crisi mondiale più importante della Storia.

Forse torneremo a lavorare, sì, ma senza un vero stop ai mutui (non soltanto alle prime case), alle tasse, alle imposte, tutte le parti sociali a cui manca la liquidità, come faranno a pagare questo prezzo così alto? Potremo chiamarla davvero “normalità”?

E forse se ci riflettiamo alcuni non arriveranno neppure ad avere qualcosa da mangiare sopra un tavolo prima ancora della fine di questa Pandemia. Pensiamo a chi lavora in nero, triste realtà, ma vera. A quei padri di famiglia che non hanno un lavoro ma continuano lo stesso a tirare avanti la propria famiglia. 

Che suggerimenti ti senti di dare, da giovane e da imprenditrice?

Teresa Leto e i suoi fratelli

Bisogna dare un’iniezione di liquidità a tutte le parti sociali ed economiche, e non soltanto al termine della quarantena obbligatoria ma anche fino a qualche mese dopo.  A tal proposito, vorrei dire al nostro governo che bisogna stanziare più soldi per le imprese e le famiglie, ci vuole una manovra economica più coraggiosa, che guardi ai bisogni di tutti gli italiani. Curare l’Italia da una catastrofe simile non è semplice, ma è arrivato il momento di farci sentire a gran voce in questa Unione Europea che non è di certo quella pensata dai nostri padri fondatori. Quel sogno di un’Europa unita, solidale, prosperosa sembra ormai essersi dissolto alla stessa velocità con cui viaggia questo maledetto virus. 

Incrementiamo quelle che sono le politiche attive del nostro Paese, incentiviamo l’occupazione invece di pagare chi rimane comodamente a casa, incoraggiamo le aziende ad assumere ma soprattutto aiutiamo i più giovani a realizzare i propri sogni.