Sapìo, il ristorante stella Michelin dello chef e patron Alessandro Ingiulla e della sua compagna Roberta, cambia location e si sposta nel cuore di Catania, per un progetto che ha come protagonista un’offerta enogastronomica più ampia e ancora più legata al territorio.
È tempo di grandi cambiamenti per il giovanissimo chef Alessandro Ingiulla, patron di Sapìo, il ristorante una stella Michelin di Catania. Lo chef Alessandro, fin dall’apertura nel 2016 del suo tanto amato ristorante, ha dato costante prova delle sue straordinarie dote creative e di eccellenza nelle tecniche utilizzate in cucina, tanto da conquistare nel 2018 la stella Michelin, l’unica ad oggi riconosciuta nella città di Catania, oltre a fregiarsi del titolo di “il più giovane chef stellato d’Italia“. Contestualmente anche Roberta viene insignita di importanti riconoscimenti da parte di alcune tra le più prestigiose guide d’Italia come Gambero Rosso e Identità Golose.
Dopo il grande successo, comunque, Ingiulla insieme alla sua compagna Roberta, sente il bisogno di avvicinarsi al cuore di Catania non solo dal punto di vista gastronomico ma concretamente, spostando la sede del suo ristorante al centro della città. Ecco che a giugno del 2023, Alessandro inaugura il suo ristorante in Piazza Antonino Gandolfo n. 11 una piazza sulla via di Sangiuliano, tra le vie più centrali della città.
La via di Sangiuliano è una delle zone più amate dai catanesi e non solo, un’arteria che collega il mare al centro storico cittadino; una via dal forte simbolo religioso infatti, qui all’alba del 6 febbraio, ogni anno va in scena la famosa “acchianata di Sangiuliano” durante i festeggiamenti per Sant’Agata (patrona di Catania), una delle feste religiose più importanti al mondo.

Il perchè della scelta appare immediatamente chiaro: oltre a rivalutare il territorio di Piazza Gandolfo, Ingiulla progetta un’offerta enogastronomica più ampia, rafforzando il concept di cucina creativa, elegante, sostenibile, perfetta e genuina, caratterizzata da una meticolosa ricerca della materia prima di eccellenza, che si concretizza nell’uso di ingredienti provenienti dall’orto di famiglia e del pescato locale.
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Particolare attenzione anche dal punto di vista architettonico, con una sala più grande ancora più confortevole per accogliere un maggior numero di ospiti; la cantina realizzata in pietra lavica, pronta ad accogliere magiori referenze di quelle attuali. Un valore aggiunto è la marcata sensibilità verso l’impatto ambientale, non solo in cucina ma anche all’interno della struttura.

Grande novità è la possibilità di godere all’interno dell’edificio di camere dove alloggiare. Un’offerta enogastronomica dunque che si caratterizza nella sua complessità all’insegna del comfort, della bellezza architettonica visto anche l’utilizzo dominante della pietra lavica che segna il contatto con il territorio e dell’accoglienza, di cui lo chef Ingiulla e Roberta risultano essere perfetti promotori.
Un importante progetto dunque che arricchisce e orienta il territorio di Catania nella direzione di un’offerta turistica ed enogastronomica sempre più di eccellenza.
A tal proposito, abbiamo chiesto allo chef stellato Alessandro Ingiulla di raccontarci tutti i dettagli di questa importante novità.
Perché e quale criterio ti ha spinto a scegliere una nuova sede per Sapìo? Raccontaci le caratteristiche del nuovo locale e le novità presenti al suo interno.
Ciò che ci ha spinto a cambiare location è stato il nostro desiderio di riqualificazione del territorio. Piazza Gandolfo è una realtà ancora più vicina al cuore pulsante di Catania: noi abbiamo scelto di investirci con il ristorante, dall’altro chiudendo la piazza e lavorando per erigervi un’area verde.
Quanto alla scelata della nostra nuova sede, questa è stata concertata con un lavoro d’intesa con mio fratello Daniele, architetto che ha progettato la nuova struttura, e un contributo importante apportato da mio padre. Abbiamo lavorato con artigiani locali e creato la nostra nuova casa. Il concetto al centro del progetto architettonico è il movimento.
Al suo interno inoltre ci spendiamo su diversi fronti per quanto riguarda la sostenibilità: macchinari in tripla classe A, acqua micro-fitlrata dai depuratori per eliminare la plastica, acqua calda prodotta con i pannelli solari e via dicendo.
Le più grandi novità sono sicuramente le camere (che a breve saranno pronte), una cantina molto più grande (con un soffitto interamente in pietra lavica, materiale che ritorna anche nella sala e in altri ambienti del locale) rispetto la precedente, lo chef table dove si potrà cenare in cucina e naturalmente i menù, che hanno subito alcune modifiche.
Com’è cambiata l’offerta gastronomica da quando hai ricevuto la prima stella Michelin ad oggi?
Più che cambiata, direi che si è adattata ed evoluta. Noi cerchiamo di migliorarci sempre, guardiamo al passato, ma teniamo bene a mente che il vero obiettivo è il futuro. Io dico “siamo sulle spalle dei giganti”. Ad oggi, stiamo cercando sempre più di connotare i nostri percorsi degustazione. Per esempio, uno dei nostri menù si chiama “Sciaredda”, come la strada che porta dalla montagna al mare, e infatti i piatti presenti hanno questo concept.

Cerchiamo di raccontare sempre più la nostra terra: basta pensare al carciofo arrosto, al nostro peperone, al gambero affogato e così via.
Come definiresti oggi la tua cucina?
Cucinare per me è far percepire all’ospite del ristorante il richiamo verso la mia terra. Con i nostri piatti, vogliamo raccontare a nostro modo la cucina etnea. Sicuramente è una cucina anti spreco, una cosa a cui tengo molto è cercare di impiegare ogni parte degli ingredienti che utilizziamo nei nostri piatti. Dietro ognuno di essi c’è un grande lavoro e noi abbiamo il dovere morale di onorarlo, valorizzandolo al meglio delle nostre possibilità. Proviamo ad offrire qualcosa di unico, così come fa Catania, che da un lato offre il Mar Ionio, dall’altro l’Etna.






