Londra affogava nel gin – Seconda ricetta

0
253

A Londra intorno il 1730 la storia d’amore tra il gin e i londinesi stava distruggendo ogni loro decenza morale inducendoli a compiere atti di violenza e devastazione, una vera e propria piaga sociale. Per il ceto meno abbiente il gin si era trasformato in un farmaco a basso costo che lo trascinava in uno stato di vera e propria tossico dipendenza. Placava i morsi della fame e offriva sollievo dal freddo rigido invernale, riusciva ad estraniare il povero e l’operaio dalla disperazione e dalla sconfitta sociale, veniva somministrato anche a bambini e lattanti per sedare il loro pianto. Facilmente reperibile sia nei migliaia di negozi della città e sia in clandestinità in alcuni angoli di strada.

Due dei principali aspetti fondamentali della diffusione del gin furono la messa al bando sociale del brandy, considerato anti-patriottico per colpa dei continui conflitti tra Francia e Inghilterra e l’improvviso ribasso del costo degli alimenti che diede modo al medio-basso ceto di poter spendere denari costantemente per l’alcool.

Verso il 1740 i politici si resero conto che l’uso smodato di spiriti di cattiva qualità, stava provocando gravi danni alla salute pubblica e si cominciarono a prendere seri provvedimenti inserendo delle norme sulla distillazione per migliorarne la qualità. 

Venne aggiunta la seconda distillazione, ma a portare un serio freno al fenomeno dell’ubriachezza fu la legge del 1751, che impose forti tasse sui distillati e ne proibì la vendita diretta presso distillerie e piccoli distillatori. La legge prevedeva la chiusura delle piccole distillerie incapaci di pagare le tasse e la galera per i distillatori casalinghi. Il decreto dava forza nuovamente al consumo del thè detassandolo e permetteva al rum d’importazione caraibico di diventare un distillato piu economico del gin.
Il Gin Act fu un triste capitolo dell’Inghilterra, il provvedimento fece scoppiare vere insurrezioni nei quartieri popolari, sedate duramente dalle forze dell’ordine.

Oggi, i principi botanici presenti in maggior parte dei gin variano da un minimo di 7 ad un massimo di 19. Il numero massimo può essere variato. Le nuove mode prevedono l’utilizzo di botanici inusuali che rendono il gin simili a profumi.

Solitamente i distillatori prediligono la liquirizia, le scorze di arancia amara, limone, mandarino, pompelmo, bergamotto.
I semi di cardamomo dall’Oriente, le radici di angelica, i semi di coriandolo, la cassia dall’India, le mandorle, il cetriolo e ovviamente per legislazione non devono mancare le bacche di ginepro, componente fondamentale ed essenziale del gin, dal quale questo splendido distillato prende nome.

Il cocktails della settimana che realizzeremo insieme, trae ispirazione dall’uso della nobiltà Vittoriana di bere questo distillato unendolo al latte o al tè, la ricetta prevede:

  • 120 ml di panna per dolci
  • 3 cucchiai di sciroppo a base di tè verde 
  • 50 ml di gin

Per la preparazione dello sciroppo al tè ci servirà :

  • 1 tazza di acqua
  • 100 gr. di zucchero semolato
  • tre cucchiai di tè verde o due bustine in alternativa

Passaggi:

  1. Portiamo l’acqua ad ebollizione su un tegamino, spegniamo il fuoco e mettiamo il tè verde in infusione per 15 minuti. Uniamo lo zucchero e portiamo a temperatura di circa 140° in maniera tale da discioglierlo completamente.
  2. A questo punto lasciamo raffreddare e il nostro sciroppo sarà pronto.
  3. Per la preparazione del nostro drink versiamo tre cucchiai di sciroppo al tè verde all’interno di un blender insieme a 120 ml di panna liquida fredda e 60 ml di gin.
  4. Azioniamo il frullatore a bassa velocità per un paio di minuti e versiamo in un bicchiere da dessert il nostro cocktail, pronto per essere sorseggiato.
  5. Personalmente reputo questo drink un fine pasto, adatto ad accompagnare una bavarese al basilico o una mousse alle mandorle, si abbina perfettamente alla piccola pasticceria o ai biscotti al burro.