Zafferano di Marianopoli

La storia che raccontiamo proviene dalla piccola Marianopoli, comune del centro Sicilia nel territorio di Caltanissetta dove Luigi Baldi, illuminato giovanissimo agricoltore resiliente coltiva l’oro rosso dell’isola: lo zafferano mito antico e spezia preziosissima della tradizione gastronomica regionale e italiana.

Appena trenta tre anni e forse proprio la sua età sembra essere un presagio di cambiamento e di rinascita se consideriamo che lui agricoltore lo è diventato per caso – gestisce ancora il suo bar nel paese – impossibile non pensare al Messia che nella medesima età, venne a curare un mondo malato da rigenerare nel bene.

Incontrarlo è un momento di autentica scoperta, ascoltarlo raccontare un emozione che fa trasparire l’amore e competenza per il suo campo di zafferano che oggi si può definire tale mentre, appena un paio di anni fa, era un esperimento praticato perché attirato dalla curiosità generata dai racconti di un conoscente.

Coltivare zafferano è una passione si nata per caso, ma come tutte le passioni alla fine porta ad un bivio: o affrontarle e viverle fino in fondo sacrifici e rischi inclusi, rischio d’impresa ovviamente, o lasciarsi trasportare dall’entusiasmo inziale e perdere l’inerzia senza concludere nulla per mancanza di impegno.

Luigi Baldi

Proprio in settembre avviene la semina de bulbi selezionati quando la pianta finisce il suo ciclo vegetativo in tarda primavera, che fioriscono tra ottobre e novembre e la cui raccolta avviene solo al mattino presto e quando i fiori sono ancora chiusi per non rovinare il prezioso contenuto, per passarli ad una lavorazione esclusivamente a mano, cui segue l’essiccatura e la maturazione che si completa ai primi di gennaio.

Lui di impegno invece, ce ne ha messo e ce ne mette tantissimo fino ad arrivare a creare dal nulla un’azienda agricola che si è già guadagnato un premio importante organizzato da FEEDBACK  in collaborazione con Unicredit nella vetrina del Cous Cous Fest di San Vito.

L’oro rosso di Sicilia, anche se in cucina dà colore giallo, si associa agli altri tre preziosi: il bianco del sale, il giallo del grano, il verde dell’olio ma a differenza di questi le cui produzioni rappresentano eccellenze ma abbondante prodotto, la resa dello zafferano ne fa davvero un prezzo da capogiro: al grammo sono appena € 25 …al chilo fate voi il calcolo!

Alla domanda perché proprio lo zafferano lui risponde così: perché è una produzione etica che segue assolutamente la stagione di produzione e non può essere replicata in nessun altro modo, rappresenta la natura nella sua perfezione: nel suo rigenerarsi, fiorire, dare frutto, continuare a vivere fino a morire ma rinascere ancora da sotto terra per continuare a produrre ancora e si ricicla; perché non ha bisogno di concimi tranne la giusta acqua e il giusto terreno, si cura da sola ed è generosa.

Cosa serve ad un bulbo di zafferano per crescere: basta molto poco, soprattutto, cresce da solo senza aiuti e ricompensa con una fioritura che è uno spettacolo anche se faticosa la lavorazione, oltre che la resa minima che aumenta il prezzo in maniera esponenziale rispetto al lavoro; e poi perché coltivarlo significa anche salvarlo dalla contraffazione dei falsi che girano in commercio e ammazzano noi produttori responsabili. E una concorrenza sleale dove al colore non corrispondono né la qualità e tantomeno il sapore, per un prezzo ingannatore come il risultato in cucina.

LEGGI ANCHE: Lo Zafferano, l’oro rosso di Sicilia. Nuove opportunità per le imprese agricole

Zafferano

Un solo fiore di Crocus Sativus ha soltanto tre stigmi da raccogliere mentre il resto è scarto, o meglio, viene ributtato sul campo e si trasforma in concime ma, addirittura, è possibile fare delle confetture con i petali che hanno un aroma unico e un sapore che sa proprio della spezia.

Intorno, come sempre accade in questi casi, gira una storia antica e mitica: eleemento caro agli dei e riservata solo ai sacerdoti che ne assumevano una certa quantità, andando in estasi perché il forte potere allucinogeno dava origine a quelle visioni profetiche e predizioni magiche sugli eventi.

Vietato infatti a chiunque non fosse caro agli dei o ricco abbastanza da poterne fare uso, la sua lavorazione coincide con la civiltà del Mediterraneo, con gli antichi viaggi commerciali che lo hanno portato sulle coste affacciate sul grande bacino mediterraneo, arrivando dall’Asia minore.

Un viaggio dentro la storia, un sapore che caratterizza alcuni dei ricettari più identitari della cucina nazionale e regionale, pensate ad alcune versioni delle arancine palermitane o dell’arancino catanese che all’interno presentano questo riso di colore giallo intenso, ai risotti o alle paste che spesso fanno uso nei condimenti di questo aroma inconfondibile da dosare con parsimonia.

Uno scritto dell’antico Egitto ne parla come rimedio medico, sulle proprietà medicinali, usato si per insaporire cibi e bevande ma anche per tingere stoffe, colorare affreschi, usare i fiori come ornamento, o ancora come afrodisiaco.

Un cenno su Marianopoli per concludere, a dispetto del fatto che poco la si conosce, la cittadina presenta luoghi importanti e di interesse artistico e storico, nonché religioso che meritano una visita: il piccolo ma prezioso Museo Archeologico, quello multicolore etnografico, l’area naturalistica delle Rupi di Marianopoli patrimonio UNESCO, la Chiesa Madre e quella di San Giuseppe, il Santuario del Signore di Bilici.

La cornice rurale della campagna di alta collina siciliana che regala un paesaggio dolce e intriso di cultura rurale, prodotti tipici e tradizioni popolari che mettono in luce una propria identità da scoprire.

L’azienda sta organizzando delle interessanti attività in loco alle quali si potrà partecipare, che comprendono la coltivazione e la raccolta dello zafferano.

per informazioni sull’azienda: www.arkania.it