Erice ti ammalia, ti porta oltre i confini della realtà. Superba, dominante, raccolta, mistica, silenziosa insieme a tante altre sfaccettature di cui non si può fare a meno di condividere, fanno di questo centro, non solo la capitale della pace, ma anche della cultura, della storia e dei buongustai.

Erice ti prende anche per la gola. Lo fa con gusto, garbo e delicatezza. Uno degli artefici di questo piacere gastronomico è senza alcun dubbio il ristorante “Monte San Giuliano” a un tiro di schioppo dalla piazza comunale, in pieno centro, posto sulla via pedonale che ti porta alla sua sommità. Attraversando quel budello di strada non puoi fare a meno di essere attratto dai profumi che fuoriescono dal locale che mi viene da definire oasi di gusto e di piacere. L’adoro!

L’alchimista dei sapori è Matteo Giurlanda persona straordinaria e mite, chef che con i suoi piatti è capace di farti viaggiare in avanti e a ritroso, trasferendoti come una macchina del gusto, per secoli di storia, tra greci, arabi, normanni, spagnoli, ecc. e riconsegnarti felicemente ai tempi attuali. Il tutto attraverso i suoi coinvolgenti menu. 

Chef o Monsù d’altri tempi, rifugge le telecamere e i taccuini dei giornalisti e blogger. Riservato, modesto,  diventa espansivo e allegro quando incomincia a cimentarsi con pentole e stoviglie. Anche senza un casato a me piace chiamarlo Monsù; si! Il Monsù di San Giuliano.  Ha la stessa abilità di preparare i piatti partendo dalla scelta degli alimenti, capacità che è insita a pochi, sa riconoscere i prodotti di qualità: carne e pesce.

Il suo modo di districarsi nei gusti è semplice, non cerca la stucchevolezza dei sapori, in ogni boccone puoi dipanare il dolce, il salato, l’amaro, ed è capace di lasciarti in bocca quel retrogusto inconfondibile che è ben evidenziabile: intenso e prolungato.

Il suo modo di fare cucina si intona con l’ambiente mistico di Erice. Strade acciottolate, le case serrate una a ridosso all’altra, cortile sularini dove è impossibile scorgere l’intimità familiare.

Miti e culti, luogo di visioni, dove la prostituzione era ritenuta sacra, in un tempo in cui il culto della divinità femminile della fecondità, praticato nel Tempio di Venere Erycina si erse come riferimento per tutti popoli che transitavano nel Mediterraneo, con il passare dei secoli e dei popoli per cancellare tale blasfemia hanno costruito più di una cinquantina di chiese e monasteri. Erice ti ammalia anche per questo. Erice ti conquista per la stratificazione storica, artistica e culturale.

CousCous alla trapanese servito con pesce

Il cuscusu è già pronto. Matteo su questo piatto è intransigente si gioca tutta la sua identità trapanese. Tra l’altro, è uno dei creatori della scuola del cuscusu a trapanisa. Il suo piatto è delicato, incocciato rigorosamente a mano e con pesce del periodo, semplice, pieno di profumi intercettabili uno dopo l’altro, in bocca ti inebria per le mandole tostate, minute, salivanti, con il pesce che devi trattenere con la forchetta perché rischi che ti salti fuori dal piatto: è freschissimo.

Un menu che sa di cucina territoriale, dalle busiate alla trapanisa con l’aglio che sta arrivando al traguardo della dop di Nubia, all’olio extravergine di oliva Valle trapanesi, al pizzutello di Paceco alle mandorle ericine; ottime le busiate di San Giuliano o le scialtalelle garibaldine e poi decina di piatti di pesce e di carne, naturalmente sono rispettate la pulizia e la stagionalità.

Matteo, si affaccia dalla cucina, controlla i piatti che tornano dai tavoli: tutto consumato. Poco importa se è stato presidente dell’associazione dei cuochi trapanesi, lo dice sommessamente, e nemmeno che il ristorante Monte San Giuliano è segnato nella Guida Michelin e nelle “Eccellenze Italiane”. Sotto il suo pizzetto aristocratico e fascinoso accenna un sorriso, sincero, amichevole, umile, uno di quello che sa il fatto suo, la cui arte arriva da lontano e che fuori dalla portata delle telecamere e dei flash fotografici riesce ancora a trovare estimatori e buongustai.