Frida Kahlo, artista messicana dallo spirito rivoluzionario, icona dell’indipendenza femminile, era una grande appassionata di tequila. Nonostante i suoi problemi di salute, non smise mai di berla.

L’agave è una pianta autoctona messicana dalle foglie spinose e dal cuore succulento da cui si ricava l'”Oro messicano”

Le agavi possono arrivare ad un’altezza di due metri e alla fine del loro ciclo vitale, come per suggellare un patto ancestrale tra l’uomo e la terra, emettono un fiore che può essere alto fino a sei metri. Secondo gli aztechi, la tequila era dono degli dei, nettare riservato a prescelti e sacerdoti. Un’antica leggenda racconta che il dio Quetzalcoatl, preoccupato dalla tristezza che affliggeva l’intera umanità, per fare del mondo un posto più allegro, fece innamorare di sé la dea Mayahuel per condurla sulla terra, al fine di offrire agli uomini la sua bellezza. La nonna della dea contrariata da tutto questo, con un esercito di stelle, andò alla ricerca della nipote. Il dio per proteggerla dalla furia dalla nonna, prese in braccio l’innamorata Mayahuel e si trasformò con lei in un albero. La nonna, avvilita per l’inganno liberò fulmini e saette su quell’albero bruciandone i rami e quando con il suo esercito tornò al cielo, il dio Quetzacoatl uscì dal tronco, raccolse e interrò i rami bruciati che altro non erano che i resti della bellissima dea. Proprio in quel posto, nacque la pianta di Agave, la pianta degli dei, dal cui cuore sgorga l’acqua sacra.

La Tequila è ottenuta dalla fermentazione e dalla distillazione dell’Agave Azul (Agave Blu), chiamata anche Agave tequilana. Per produrre il mosto si usa solamente la parte centrale dell’Agave, la piña, che contiene i carboidrati dal quale si estraggono gli zuccheri. Dopo la raccolta l’agave subisce una cottura a vapore per trentasei ore, processo che ne ammorbidisce le fibre. Il risultato è chiamato aguamiel e viene fatto fermentare in grossi contenitori prima di essere distillato. Tutta la tequila che viene bevuta nel mondo, all’incirca 55 milioni di litri all’anno, viene prodotta nell’area tra la città di Tequila e quella di Guadalajara, zona che copre un raggio di soli 150 km circa. La tequila, infatti, può essere prodotta precisamente, nello stato di Jalisco e in alcune zone limitate di Guanajuato, Michoacán, Nayarit e Tamaulipas.

“Dottore, se mi lascia bere questa tequila, prometto che al mio funerale non tocco un goccio”. 

La ricetta che propongo oggi è abbastanza semplice da ricreare tra le mura di casa, certamente dovrete procurarvi della Tequila e vi consiglio di sceglierla con molta cura, non abbiate fretta nell’ acquisto, evitate i marchi più commerciali che poco hanno a che fare con le vere radici messicane, osservate con cura le bottiglie, leggetene le etichette e innamoratevi della vostra Tequila, ve lo auguro.

Per realizzare il nostro cocktail utilizzeremo una Tequila Reposado, in questo caso il distillato viene barricato in botti di rovere per un minimo di tre mesi, io ho usato la Tequila reposado Kah, con il suo sapore intenso e dal sentore vegetale, mite al palato. Utilizzeremo anche del caffè preparato con la moka, del miele di acacia dalle note balsamiche e pungenti e le scorze di un’arancia di Ribera DOP

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Reperiti tutti e quattro gli ingredienti andremo a sciogliere nel caffè caldo due cucchiaini di miele e lasceremo il composto a raffreddare. Nel frattempo metteremo a macerare in 60 ml di Tequila reposado le scorze dell’arancia di Ribera per circa 30 minuti. A questo punto andremo ad unire i nostri due composti e metteremo a raffreddare in frigo per un paio di ore. Il risultato sarà un drink perfetto da servire dopo cena al posto del solito caffè o di un amaro digestivo.

Il gusto del drink vi sorprenderà particolarmente per la sua inusuale morbidezza e omogeneità nelle note e chissà che non vi venga voglia di Messico, di caldo afoso e sombrero.

Massico e nuvole…il vento suona la sua armonica…