Rosciglione, questo è il nome con sottotitolo che ci accoglie nell’omonimo locale a Saint Luis, cittadina con un importante nucleo di immigrati italiani, situata nello Stato USA del Missouri.
Siamo quindi in un territorio interno, ben lontano dalla frenetica e scontata New York, in cui siamo stati abituati a vedere i risultati dell’emigrazione di fine 800 dall’Italia e soprattutto dalla Sicilia. Anche l’anno 1840 ci racconta molto, oltre all’inizio dell’impresa dei Rosciglione quella fu un’epoca di emigrazione, ma che nel nostro caso ha visto Domenico, fornaio palermitano, spostarsi verso il nuovo mondo nel 1856 con la speranza di dare una nuova vita alla sua famiglia.

Negli USA, nel corso dei secoli, le generazioni dei Rosciglione si sono avvicendate, per ben 5 volte, tutte sempre dedite alla pasticceria, l’ultimo capostipite si chiama Peter e non ha ancora abbandonato il laboratorio, nonostante la sua età sia ormai abbastanza avanzata.
Peter non ha dimenticato la Sicilia e la sua lingua, parla un siciliano antico, perchè tramandato dai suoi avi e utilizzato solo in famiglia, e lo scorso Aprile lo abbiamo incontrato in vacanza a Palermo con la sua famiglia pasticcera, la moglie Pam, di origini tedesche, e le sue due figlie Angie, Gina, mancavano Peter jr e Nicci rimasti negli USA, rispettivamente in Florida e Texas, ma che non disdegnano di dare una mano nella Rosciglione Bakery qualora ce ne fosse bisogno nei periodi di maggior lavoro, buon sangue non mente!
L’occasione dell’incontro è arrivata grazie a Dario Greco, imparentato con i Rosciglione e docente di pasticceria presso la Scuola Professionale ENDO – FAP Ente Don Orione di Palermo in cui Peter si è prestato ad una lezione molto inconsueta per gli alunni incentrata su Pam cake, TeBalls e Crumble cookies.

Tornando indietro nel tempo, possiamo affermare che Domenico riuscì nella sua impresa, portando a Saint Luis i prodotti che già preparava a Palermo, oggi scomparsi o quasi, tra questi, probabilmente quelli più iconici, sono sicuramente la “Pupaccena“, una figura in zucchero fuso a circa 125-130 gradi, colata dentro uno stampo in gesso e poi decorata.

Alla “Pupaccena” dobbiamo aggingere anche il “Gelato di campagna“, in contrapposizione con il gelato convenzionale, quest’ultimo disponibile in città grazie alla presenza del ghiaccio delle neviere.
Il “Gelato di campagna” simulava i pezzi duri gelato dell’epoca, ed era comodamente asportabile, molto più pratico del gelato freddo, era quindi costituito da un tronchetto in zucchero fondente, opportunamente colorato e aromatizzato con vari gusti, successivamente tagliato a fette per migliorarne l’effetto estetico, pertanto non soffrendo il caldo elevato, esso poteva anche essere acquistato e portato a casa, con l’illusione di poter mangiare il “gelato” alla bisogna, molto prima dell’invenzione dei frigoriferi a compressore domestici.
Arrivando ai nostri giorni, col passare degli anni, nel dopo guerra, i frigoriferi si sono diffusi e persino ridotti di dimensioni, li possiamo persino installare in un’automobile, decretando così il tramonto dei gelati di campagna e purtroppo anche di altri dolci della tradizione, i Rosciglione americani si sono evoluti, proponendo dolci non solo siciliani, come il cannolo e la cassata, ma anche altro spaziando dall’etnico latino all’americano.

Domenico Rosciglione, quello del 1840, però lasciò in Sicilia dei parenti, ed anche loro continuarono la tradizione del forno, spostandosi sempre di più verso la pasticceria.
Semplificando parecchio, oltre agli statunitensi, oggi a Palermo rimangono altri due macro gruppi di cugini Rosciglione: Domenico, Vincenzo e Francesca, con il giovane Mimmo, in Via Montalbo, ma anche Vincenzo, con numerosa parentela annessa, imprenditori della scorza del cannolo famosi per lo stabilimento nel quartiere palermitano di Ballarò poi spostato a Carini (PA), oggi passato in mano ad un gruppo dolciario locale.

Visitare la pasticceria di Via Montalbo a Palermo è un vero tuffo nel passato, oltre ai già citati “Pupaccena” e “Gelato di campagna” a volte è possibile trovare i “Biscotti dei SS Cosma e Damiano“, tipici della borgata marinara palermitana di Sferracavallo, l’antico torrone chiamato “Cubaita” alle mandorle, la “Frutta di Martorana“, le “Reginelle“, i “Quaresimali“, i “Mostazzoli“, e altri dolci spesso stagionali o legati alle ricorrenze che i Rosciglione di Via Montalbo propongono, più che nella loro pasticceria, soprattutto nel loro stand ambulante, abitudinario frequentatore delle fiere di Palermo e provincia.





