A causa del coronavirus, il mercato dei lievitati da ricorrenza è in grave crisi. Abbiamo raccolto la testimonianza di Nicola Fiasconaro che invia un messaggio di speranza e di ottimismo per una nuova fase, finita l’emergenza.

Colomba di Fiasconaro

Colombe pasquali: rischio di un crollo del fatturato del 30/40%, il momento difficile che vive il nostro Paese si sta ripercuotendo anche su un settore come quello dei lievitati da ricorrenza Con un giro d’affari che di norma sfiora i 160 milioni di euro e tiene in piedi aziende che rischiano di ricadute negative anche dal punto di vista occupazionale.
Il mercato stenta a decollare anche per la chiusura dei bar e delle pasticcerie e i problemi riguardanti gli spazi espositivi nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata), dove c’è meno disponibilità a ospitare i bancali con questi prodotti per le norma di distanziamento nei supermercati, che impongono di lasciare più spazi aperti per il transito delle persone. Tutto questo frena gli ordini in vista delle festività e il settore comincia a temere che l’invenduto metta a rischio la vita stessa delle aziende.

Abbiamo sentito il maestro pasticciere Nicola Fiasconaro, responsabile settore produttivo della famosa azienda di Castelbuono, leader in Sicilia nella produzione artigianale dei lievitati di ricorrenza, gestita congiuntamente con i fratelli Martino, responsabile del settore amministrativo e Fausto, responsabile dello Showroom.

Maestro, lo scorso anno omaggiavate la vostra colomba pasquale artiginale al Presidente Cinese Xi Jinping , quest’anno una ricorrenza anomala a causa del coronavirus.

Nessuno poteva paventare le conseguenze sociali e sul tessuto produttivo della pandemia che ha coinvolto l’intera popolazione mondiale. Noi abbiamo dovuto interrompere la produzione che quest’anno era proiettata verso un incremento del 20% e mettere così in sicurezza la salute dei nostri 150 dipendenti. Certamente non raggiungeremo gli obiettivi produttivi prefissati, ma alcuni valori oggi assumono la dimensione della priorità.

La vostra azienda ha sempre attenzionalto la dimensione e la sfera sociale, quali iniziative state adottando, in questa fase?

Ci stiamo mettendo a disposizione delle Istituzioni, donando tra l’altro ingenti quantitativi di colombe ai presidi sanitari non solo in Italia ma anche in Spagna, dove i pazienti e gli operatori sanitari stanno combattendo una battaglia importante per la vita. Auspichiamo che la nostra colomba pasquale, farcita con prodotti genuini, rigorosamente siciliani, raccolti a mano e lavorati artigianalmente, possa costituire un simolo non solo di pace, speranza, di concordia, ma soprattutto di solidarietà.

La produzione si è fermata e i progetti e le idee invece ?

Il panettone Fiasconaro, firmati da Dolce & Gabbana

Progetti e idee vanno avanti, come ho accennato, abbiamo dei cantieri aperti per ampliare la dimensione produttiva e occupazionale nella nostra Castelbuono, incrementando la varietà di prodotti dolciari a marchio Fiasconaro. Un messaggio di ottimismo e di fiducia per la nostra azienda, per i nostri collaboratori e i tanti clienti che mostrano di apprezzare la qualità delle nostre produzioni che guardano alla qualità, alla bontà e anche alla dimensione etica valorizzando il territorio siciliano. Da questi valori e da queste peculiarità dobbiamo ripartire per rilanciare, finita l’emergenza, il valore del Born in Sicily, che viene percepito come sinonimo di freschezza, qualità, tipicità e legame con il territorio. Mi piace sottolineare che anche se concentriamo la produzione a Castelbuono, in ogni caso ci avvaliamo di 11 laboratori legati all’indotto sparsi per tutta la Sicilia.

Maestro per concludere, questa crisi che messaggio ed eredità ci lascerà?

Nicola e Mario Fiasconaro nel laboratorio di Castelbuono.

Anche io penso che il dopo-crisi ci consegnerà un mondo diverso che cambierà i comportamenti individuali e collettivi e indurrà la comunità internazionale a una seria riflessione. Può essere la prova generale e l’occasione per cambiare ad esempio il modello di sviluppo e contrastare i cambiamenti climatici ad esempio. Anche in questo caso dovremmo mettere in discussione i nostri comportamenti individuali, i nostri consumi, ma soprattutto dovremo ripensare repentinamente le priorità a cui orientare lo sviluppo. Una filosofia di approccio imprenditoriale diverso che metta in evidenza il rispetto delle relazioni umane e della Terra Madre. Mi piace immaginare che s’inauguri un nuovo Rinascimento, una fase illuminata improntata a un Umanesimo di ritorno, in cui la Sicilia potrà svolgere un ruolo di protagonista con il suo unico e impareggiabile patrimonio materiale e immateriale. Noi in questi giorni continuiamo a lavorare in azienda per farci trovare pronti.