Lo storico San Domenico a Taormina che ha ospitato grandi attori e sceicchi. La proprietà dell’albergo ha deciso di non aprire dopo aver fatto dei lavori di ristrutturazione.

L’ordinanza del governatore Nello Musumeci non lascia molte speranze alle strutture alberghiere ed extralberghiere più note dell’isola. Il quadro delle criticità era chiaro già con la presa di posizione dei sindaci delle città ad alta attrattività turistica a tutela degli operatori turistici che da anni versano la quota della tassa di soggiorno che consente ai comuni di introitare importanti somme che quest’anno verranno a mancare. 

Al momento clienti 0 per il 95% delle strutture con il personale tutto in cassa integrazione in attesa delle prossime direttive regionali che ad oggi sono restringenti per il turismo estero che non verrà in Sicilia prima di luglio. Il Governatore Musumeci si è espresso con toni forti richiamando all’ordine i siciliani che in questi giorni non hanno messo la mascherina ormai obbligatoria e che si sono fatti prendere dalla voglia di socialità, creando assembramenti nei quartieri della movida palermitana e catanese. 

Il turismo degli alberghi siciliani è un motore che non potrà partire subito, ci vorrà tempo per riacquistare fiducia dei turisti sia nazionali ed esteri, nel frattempo la stagione sarà già partita e il settore soffre la carenza di liquidità per sostenere i costi di riapertura delle strutture dalle più grandi alle più piccole. Si ipotizza anche che i flussi turistici si possano spostare nelle aree interne che negli ultimi anni hanno fatto grandi sforzi per posizionarsi nel mercato, questo creerebbe un’ulteriore problema per i grandi colossi alberghieri che temono di non aprire quest’anno.

Una chiara comunicazione mirata sui temi della sicurezza è stata già lanciata da Aeroviaggi, gli operatori chiedono in questi giorni un tavolo per comprendere come pubblicizzarsi e quali misure prendere per attirare i viaggiatori, ma il problema sarà come realizzare gli investimenti dopo una stagione che ha fermato tutti da dicembre. 

Troppe incertezze, troppi rischi che non lasciano segni di ottimismo, supportati da una valanga di cancellazioni che stanno investendo tutto il settore della gastronomia, del catering e delle filiere dei trasporti e del turismo. La riduzione dei voli nazionali e delle navi traghetto presuppone uno stato di crisi e una situazione drammatica che il decreto Rilancia Italia non sembra possa affrontare e risolvere.

Taormina, Palermo, Cefalù, Agrigento, Catania, Siracusa e Noto sono le città più colpite che hanno per il momento tutte le strutture ricettive chiuse e che dovranno attendere il turismo internazionale per ripartire. 

Emblematica e significativa la dichiarazione di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo “Se non è una presa in giro, poco ci manca, il Governo nazionale si era impegnato a garantire subito un fondo da 100 milioni per compensare i mancati introiti dell’imposta di soggiorno. Somme già di per sé inadeguate, ma che davano almeno il segno di una parziale attenzione. Apprendiamo ora che però ora il Governo ha cambiato idea ed ha subordinato il trasferimento dei contributi ad una complicata procedura di approvazioni, consultazioni, decretazione ed altro. Già 100 milioni coprono solo una minima parte delle perdite dell’imposta di soggiorno; se poi dovranno arrivare quando i Comuni saranno andati in bancarotta, vuol dire che c’è una logica perversa nell’agire del Governo. Ci aspettiamo dal Presidente Conte un significativo cambio di rotta e che da lui direttamente vengano un immediato intervento per rimuovere ulteriori ostacoli a questo finanziamento rivolto alle città turistiche”.