Mario Indovina, Membro dell'Esecutivo Regionale di Slow Food Sicilia

Oggi più che mai occorrono azioni forti a sostegno di quel mondo che rappresenta la ristorazione di prossimità fatto di decine di osterie, trattorie, botteghe del tipico che sostengono la filiera agroalimentare della produzioni dell’isola  che rappresentano l’identità territoriale e un patrimonio immateriale che rende l’offerta gastronomica siciliana impareggiabile e unica e forte attrattore turistico.

 Un settore fortemente messo in crisi dal trimestre nero del Covid-19, un intervallo di chiusura eccessivamente lungo. A questo proposito c’è da registrare la forte e autorevole presa di posizione di Slow Food che ha lanciato la campagna “Ripartiamo dalla terra” a sostegno della ristorazione di qualità ed i produttori buoni, puliti e giusti”. L’intento è favorire gli acquisti di prodotti agricoli e di artigianato alimentare di piccola scala legato a filiere locali avendo cura  dei territori, dei saperi delle comunità. L’obiettivo è  estendere il credito di imposta, già previsto per alcune spese legate all’emergenza Covid-19, agli acquisti di prodotti agricoli e di artigianato alimentare di piccola scala legato a filiere locali (dove per locale si intende la dimensione regionale), in una misura pari almeno al 20%, da aumentare al 30% nel caso in cui tali aziende pratichino un’agricoltura biologica, biodinamica, o siano localizzate in aree marginali, disagiate e di particolare valore ambientale del nostro Paese.

Dell’importanza strategia di questo settore è fortemente convinto Mario Indovina, delegato nazionale Slow Food e componente del direttivo regionale che abbiamo intervistato per sapere come sarà il futuro di Slow Food Sicilia.

Chi trarrebbe giovamento dalle misure previste dalla campagna “Ripartiamo dalla Terra” proposta da Slow Food?

Sono misure che indirettamente andrebbero a sostenere il lavoro quotidiano di contadini, allevatori, casari, viticoltori e artigiani che producono con passione e rispetto per la terra e per i loro animali. Questi produttori traggono buona parte del loro reddito dalla relazione con il settore della ristorazione di prossimità e a questi è necessario riconoscere il giusto prezzo ai loro prodotti in maniera da garantire sviluppo e opportunità economiche a territori spesso difficili e situati in aree marginali e  disagiate.

Quali sono le caratteristiche dei produttori di prossimità a cui le misure si rivolgono?

Produttori, di cui una parte dei quali faticava già prima a reggere la concorrenza dell’agroindustria e le logiche del mercato e della distribuzione. La parte migliore dell’agricoltura di qualità dipende infatti fortemente dalle sorti della ristorazione di qualità. Le loro sorti  e il loro destino sono fortemente intrecciate. L’immagine dell’offerta gastronomica d’eccellenza che la Sicilia esporta è legata, oggi più che mai, alla sopravvivenza di osterie, trattorie e negozi del tipico che utilizzano e propongono i prodotti dell’agricoltura di prossimità che dipendono dai loro ordinativi.

Si può aprire una nuova stagione per lo sviluppo di un’economia di territorio?

E’ possibile che si apra una grande occasione per il settore dell’agricoltura, dell’accoglienza e della ristorazione. Occorre cambiare la prospettiva e privilegiare il senso della comunità rispetto all’io e all’individualismo. Le Istituzioni possono fare molto, sviluppando iniziative che sostengano chi genera economie e benessere per tutta la comunità e non solo per la propria impresa.La ristorazione troppe volte ha assecondato un mercato che ha rincorso il prezzo più basso e stroncato l’agricoltura di prossimità, approvvigionandosi di prodotti ottenuti grazie alla chimica, alle monocolture, facendo viaggiare derrate alimentari per migliaia di chilometri.
Se vogliamo porre le basi di un futuro diverso dobbiamo cambiare prospettiva.

Quali saranno i benefici strutturali dei provvedimenti proposti?

L’accoglimento delle proposte del progetto Ripartiamo dalla Terra rappresenterebbe una grande occasione, economica, sociale e culturale: permetterebbe di innalzare il livello dell’offerta gastronomica italiana, garantendo una maggiore qualità, e al tempo stesso sosterrebbe e rilancerebbe le piccole e medie aziende agricole locali e il turismo rurale. Costituirebbe un vero e proprio compenso da elargire a tutti quei ristoranti che sostengono l’economia locale, che comprano in prossimità, che acquistano prodotti regionali. Il reddito rafforzerebbe le filiere più gracili dell’agricoltura. In questo momento occorre fare tanta attenzione anche alle piccole cose. Sarebbe un piccolo contributo, ma importante.