Minimarket nel centro storico, da Roma a Palermo il dibattito si accende: tra turismo, decoro urbano e commercio locale cresce la richiesta di regole più rigide anche nel capoluogo siciliano.
Il provvedimento arriva da Roma ma il tema riguarda da vicino anche Palermo. Nella Capitale il Campidoglio ha deciso di mettere un freno alla proliferazione dei minimarket nel centro storico, con l’obiettivo dichiarato di tutelare il decoro urbano, il commercio tradizionale e la vivibilità delle aree più turistiche. Una scelta che riapre inevitabilmente il dibattito anche nel capoluogo siciliano, dove negli ultimi anni il fenomeno ha assunto proporzioni evidenti, soprattutto lungo l’asse di via Maqueda e nelle strade limitrofe.
A Roma il tema è diventato politico. Troppi piccoli market aperti fino a tarda notte, spesso concentrati nelle zone a maggiore afflusso turistico, accusati di aver trasformato interi quartieri in una distesa di insegne luminose, bibite, alcolici e snack a basso costo. Il Comune ha deciso di intervenire con limitazioni e nuove regole. E Palermo?
Nel centro storico del capoluogo siciliano la situazione appare, per molti aspetti, già fuori controllo. Basta percorrere via Maqueda, soprattutto nel tratto compreso tra i Quattro Canti e la Stazione Centrale, per rendersi conto di quanto il tessuto commerciale sia cambiato negli ultimi anni. Dove una volta trovavano spazio botteghe storiche, librerie, piccoli negozi artigianali o attività legate alla tradizione cittadina, oggi proliferano minimarket, bazar alimentari e negozi “h24” rivolti quasi esclusivamente al consumo veloce.
Una trasformazione che accompagna la crescita del turismo ma che, secondo residenti e commercianti storici, rischia di impoverire l’identità stessa del centro storico.
Via Maqueda, corridoio commerciale di Palermo afflitto da “foodification”
Il problema non è soltanto estetico. Il proliferare dei minimarket porta con sé una serie di questioni urbane, come l’aumento della vendita incontrollata di alcolici, rumore notturno e gestione dei rifiuti.
Negli ultimi anni, però, proprio via Maqueda si è profondamente trasformata a causa della massiccia concentrazione di attività legate alla ristorazione e allo street food. Ristoranti, friggitorie, paninerie, cocktail bar, gelaterie e locali “acchiappa-turisti” hanno progressivamente occupato gran parte degli spazi commerciali della strada, spinti dalla pedonalizzazione e dall’aumento dei flussi turistici.
Si parla ormai apertamente di “foodification”, cioè della trasformazione del centro storico in un grande corridoio dedicato quasi esclusivamente al consumo di cibo e bevande. Il risultato è una strada sempre più orientata al turismo veloce e sempre meno ai residenti.
In molti tratti di via Maqueda è ormai difficile trovare attività non collegate alla ristorazione: librerie, negozi storici e botteghe tradizionali lasciano spazio a dehors, menù esposti all’esterno e personale incaricato di intercettare i passanti. Un modello che genera economia e lavoro per Palermo ma che secondo residenti e osservatori rischia di rendere il centro storico sempre più congestionato e dipendente da un unico tipo di offerta commerciale.
Il turismo è senz’altro una risorsa straordinaria ma senza una pianificazione rischia di produrre effetti opposti: desertificazione commerciale, perdita di identità e progressiva espulsione dei residenti.





