Trubia è un cognome che ha una strana assonanza con Trabia, luogo noto storicamente per la produzione di pasta in Sicilia al tempo in cui gli arabi dominavano l’Isola.
Due dei titolari di Pasta Bia – i fratelli Filippo e Leonardo – portano questo cognome, quasi come una predestinazione. Producono a Resuttano, un piccolo centro nel cuore della Sicilia, da quasi vent’anni, insieme al loro terzo socio, Salvatore Bianco. Pasta fresca, pasta secca, pasta siciliana, in quei formati che fanno sentire i sapori di casa anche a chi acquista dall’altra parte del Paese.
La recente assegnazione del Premio All Food Sicily come Pastificio dell’anno arriva come il giusto riconoscimento a una storia fatta di difficoltà, di anni in cui la chiusura sembrava un’ipotesi concreta e di una scelta ostinata – quella di puntare esclusivamente su grano duro 100% siciliano. Una direzione che inizialmente ha limitato l’espansione fuori regione ma che nel tempo ha costruito riconoscibilità e valore. Ne parliamo con Filippo Trubia, che ci accompagna dentro il percorso dell’azienda tra mercato, filiera del grano e visione futura.
Il premio All Food Sicily arriva dopo vent’anni di attività: che significato ha per voi?
“È stato un riconoscimento che ci ha colti di sorpresa, ma che dà senso a un percorso lungo e tutt’altro che lineare. Ci sono stati anni, non troppo lontani, in cui pensavamo seriamente di chiudere: lavoravamo tanto senza vedere risultati concreti. Aver continuato a credere nel progetto è stata la scelta decisiva. Oggi questo premio rappresenta una conferma importante, tra le più rilevanti a livello regionale, ma lo viviamo soprattutto come uno stimolo a fare ancora meglio”.

Avete fatto la scelta precisa di utilizzare solo grano 100% siciliano. Questa scelta cosa ha comportato?
“Abbiamo deciso di usare solo grano duro siciliano sin dall’inizio, non per marketing ma per dare valore alla filiera locale. Allo stesso tempo abbiamo puntato su formati tipici come maccheroni, cavatelli e soprattutto busiate. All’inizio questa scelta ci ha limitato fuori dalla Sicilia, ma ci ha resi sempre più riconoscibili nell’Isola. Oggi siamo tra i pastifici più conosciuti per la pasta fresca e le busiate sono diventate il nostro prodotto simbolo, anche nella grande distribuzione”.
Il rapporto con la grande distribuzione resta complesso: come si costruisce valore oggi?
“Il mercato ci costringe a fare scelte di posizionamento: alcune catene le abbiamo lasciate noi, altre hanno lasciato noi. Fa parte del percorso. Quello che conta è che la crescita è stata costante. Nei tre anni successivi al Covid abbiamo raddoppiato il fatturato e il trend resta positivo. Continuiamo a crescere perché la qualità del prodotto resta il nostro punto fermo, anzi cerchiamo sempre di migliorarla. In questi vent’anni abbiamo lavorato molto anche su aspetti come puntualità, gestione degli imprevisti e organizzazione. Operare dalla Sicilia significa affrontare criticità logistiche importanti, soprattutto con una filiera refrigerata che rende tutto più complesso e costoso. Nonostante questo, siamo riusciti a costruire fiducia con i grandi gruppi e i nostri prodotti sono presenti in tutta Italia”.
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Come è nata Pasta Bia e dove si sta dirigendo l’azienda?
“È nata da un’intuizione di mio fratello, quasi ingenua. Abbiamo iniziato senza alcuna esperienza, lavoravamo 12 ore al giorno senza guadagni. Oggi siamo un’azienda strutturata, con ruoli ben definiti tra commerciale, amministrazione e produzione. Guardando avanti, stiamo crescendo molto nel canale Horeca con una linea dedicata all’alta ristorazione che oggi vale circa il 25-30% del fatturato. Il nostro core business è la pasta fresca”.
Quali sono le prossime sfide per Pasta Bia?
“A maggio saremo presenti a Tuttofood con uno stand dedicato. Parallelamente stiamo lavorando su più fronti: da un lato vogliamo portare la linea dedicata all’alta ristorazione anche nella grande distribuzione di fascia più alta, dall’altro stiamo sviluppando progetti legati ai grani antichi e a miscele di cereali siciliani, per intercettare un consumatore più attento al benessere. Sono idee su cui stiamo investendo, ma che – come sempre – devono confrontarsi con le reali richieste del mercato”.





