Slot degli aeroporti siciliani deserti

I numeri testimoniano la realtà disastrosa del turismo in Sicilia nel 2020, annus horribilis di un comparto sul quale negli ultimi anni si erano incentrate le speranze per un rilancio dell’intera economia siciliana.

Il crollo del 60 % dei pernottamenti nel periodo gennaio-agosto rispetto ai valori del 2019, la dice lunga del tunnel della crisi imboccato dagli operatori del settore. Una riduzione di presenze che tocca cifre considerevoli per gli stranieri –83,9%, mentre per i nostri connazionali si è registrato un – 38,7%. Questo si è tradotto in una perdita  di 2,2 milioni di arrivi e 6,8 milioni di presenze con un calo del 60% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Peggio della Sicilia, solo il Veneto che è in testa anche per il decremento stimato della spesa turistica con 3.272 milioni di euro di perdite. Seguono: Toscana con 2.130 milioni, Lombardia con 1.784 milioni, Emilia-Romagna con 1.609 milioni, Lazio con 1.513 milioni e Trentino Alto Adige con 1.165 milioni.

Questi dati non potevano avere riflessi negativi sull’intera economia della Sicilia che nello stesso periodo ha subito una contrazione del P.I.L. del 6,9% con una perdita netta di circa 2 miliardi per ognuno dei mesi primaverili della prima ondata della pandemia, marzo-aprile-maggio. A farne la spese il tessuto imprenditoriale già fiaccato dalla crisi economica che ha colpito l’Isola negli ultimi 12 anni se teniamo conto che tra il 2008-2014 la Sicilia ha visto ridotto del 14 per cento la ricchezza prodotta quantificata dal PIL e il rimbalzo degli anni 2015-2019 hanno visto uno striminzito 0,7 per cento di crescita, nettamente inferiore anche della media del Mezzogiorno, che si è attestato in quegli anni al 2,5 per cento.

Solamente nel 2020 hanno perso il lavoro circa 30.000 persone perlopiù giovani e donne, che faranno fatica a rientrare nel mondo del lavoro. Se come sembra con l’arrivo dei vaccini, la prossima primavera si potrà intravedere la fuoruscita dal tunnel della crisi sanitaria, per quella economica bisognerà aspettare alcuni anni, perché le attese della ripresa per il 2021 almeno per la Sicilia si attestano ad uno striminzito 0,2% così come più lenta è stata la ripresa negli anni 2015/2019.

Per il turismo siciliano non sarà purtroppo l’anno del rilancio ma di transizione, i cui esiti dipenderanno dalle aperture sugli spostamenti interni e internazionale dettati dalla campagna di vaccinazione mondiale che sarà un’opera titanica che svolgere i suoi effetti solamente a fine 2021. Dalle indiscrezioni trapelate dal Ministero della Salute, la liberalizzazione degli spostamenti sarà legato ad un tesserino che riporterà la vaccinazione l’eventuale richiamo fatto.

Un quadro difficile quindi che necessita di provvedimenti seri e strutturali così come non sono stati presi negli ultimi vent’anni, dove si è assistito ad un lento ed inesorabile declino della Sicilia, dove i comparti che negli ultimi anni hanno dato segni di vitalità sono stati quelli legati al turismo all’enogastronomia e all’agroalimentare. Si ci fa forza e coraggio adottando tecniche di resilienza ma il quadro complessivo non induce alla speranza se teniamo pure conto che l’Istituto Nazionale di Statistica prevede che il 60% delle imprese del settore della ricettività turistica rischia il crollo imminente.

Forse prendere coscienza e consapevolezza della gravità potrà consentire agli operatori, ai decisori politici e ai burocrati di assumere decisioni e atteggiamenti responsabili e conducenti, perché solamente con un’unità d’intenti si potrà affrontare un post crisi che consenta ai settori emergenti dell’economia siciliana di riprendere un cammino che negli ultimi anni aveva fatto ben sperare sulla rinascita della Sicilia.