Da Vivere la pizza si trasforma in linguaggio gastronomico e diventa il filo conduttore di un racconto costruito attorno al mare, agli impasti e all’identità del territorio.
La cena d’autore andata in scena da Vivere, in collaborazione con S.Pellegrino, ha rappresentato molto più di una semplice degustazione: un percorso pensato per mostrare come oggi la pizza contemporanea possa dialogare con tecnica, materia prima e visione gastronomica.
Affacciato sul porticciolo di Scoglitti, Vivere porta avanti una proposta che mette al centro convivialità e ricerca, senza allontanarsi dalla semplicità del gusto. La serata ha seguito proprio questa linea narrativa, costruendo un itinerario attraverso differenti lavorazioni dell’impasto, ognuna pensata per esaltare consistenze, aromi e ingredienti locali.
Ad accompagnare la degustazione, le etichette di S.Pellegrino e Acqua Panna, inserite nel percorso per sostenere l’equilibrio delle portate e accompagnarne l’evoluzione gustativa.
Un menu costruito attorno agli impasti
L’apertura della cena ha subito chiarito la direzione del percorso. L’entrée giocava infatti su due interpretazioni differenti della pizza fritta: da una parte un bignè con fonduta di caciocavallo DOP, ciliegino rosso confit e basilico fritto, dove morbidezza e intensità lattica incontravano una componente vegetale più fresca; dall’altra un tacos di pizza fritta con tartare di tonno rosso, maionese al lime e cappero fritto di Pantelleria, costruito invece su tensione sapida e richiami mediterranei.

Con “Benvenuti a casa nostra”, Vivere ha raccontato la propria idea di accoglienza attraverso un trancio di pizza classica apparentemente semplice ma costruito con grande equilibrio. Salsa al pomodoro, fiordilatte, prosciutto crudo San Daniele DOP 18 mesi, ciliegino giallo semi dry, rucola e fonduta di parmigiano si muovevano in una composizione precisa, dove ogni ingrediente rimaneva riconoscibile senza sovrastare gli altri.
Più evocativa e legata alla memoria è risultata “La pizza della nonna”, un trancio sottile cotto a bassa temperatura che richiamava immediatamente i sapori della cucina mediterranea domestica. La salsa di datterino giallo, le tre consistenze di pomodoro, le acciughe del Mar Cantabrico e la crema di basilico costruivano un equilibrio tra dolcezza, acidità e intensità marina, senza perdere leggerezza.
La parte più tecnica della serata emergeva invece ne “La pizza alla pala”, realizzata con impasto a doppia lievitazione e idratazione all’80%. Una struttura estremamente alveolata e croccante che accompagnava crema di piselli, polpa di spigola grigliata e scorza di limone grattugiata, lavorando soprattutto sul contrasto tra morbidezza e freschezza aromatica.

Tra le portate più interessanti della degustazione, il padellino “Chinò Sanpellegrino” ha mostrato con maggiore evidenza il lavoro identitario sugli impasti. L’aromatizzazione al Chinò Sanpellegrino introduceva leggere note amaricanti e speziate che dialogavano con burrata, scarola, tartare di tonno rosso e gel di limone. Qui l’impasto smetteva definitivamente di essere semplice supporto per trasformarsi in elemento attivo della costruzione gustativa.
Il finale ha spostato il racconto verso una dimensione più creativa e dolce, senza perdere coerenza con il percorso della serata. Il padellino con impasto al cacao, servito con gelato alla ricotta, scorza di cannolo siciliano e Cioccolato di Modica, reinterpretava il dessert attraverso il linguaggio della pizza, mantenendo equilibrio tra memoria e sperimentazione.
Vivere, una visione che parte dall’ospitalità
La storia di Vivere nasce dall’incontro tra Francesco Iacono e Giuseppe Amarù, conosciuto da tutti come Piuma. Un progetto costruito nel tempo attorno a un’idea precisa di ospitalità, maturata tra viaggi gastronomici, esperienze condivise e una comune attenzione per il territorio.
Dopo una prima esperienza nata nel cuore di Milano, Vivere ha trovato a Scoglitti la propria dimensione più autentica. Qui il rapporto con il mare entra quotidianamente nella proposta gastronomica, anche grazie alla vicinanza con il porticciolo e con il pescato locale.
Alla base del progetto c’è una ricerca costante sugli impasti, interpretati come strumenti espressivi e non soltanto tecnici. Dalle farine selezionate agli impasti ad alta idratazione, fino alle sperimentazioni aromatiche con ingredienti Sanpellegrino, ogni lavorazione viene costruita per dialogare con i topping e valorizzarne il carattere. Una filosofia che guarda alla pizza contemporanea come esperienza gastronomica completa, mantenendo però saldo il legame con la semplicità, con il territorio e con il piacere autentico della convivialità.





