Il 18 maggio, quando ha riaperto al pubblico la maggior parte delle attività commerciali, molti consumatori hanno notato l’aumento dei prezzi dovuto agli effetti provocati dal Covid-19. Molti hanno giustificato questi aumenti con gli adeguamenti che sono stati fatti ai locali per metterli in sicurezza ma il dubbio che viene a tanti consumatori è che questi sovrapprezzi non siano temporanei ma diventino strutturali.

In tante parti d’Italia, compresa la Sicilia, molti consumatori si sono rivolti alle associazioni di categoria come per esempio Codacons o Unione Consumatori per segnalare questi aumenti. Parruccherie, centri estetici, studi medici, ma anche bar e ristoranti,in alcuni casi non molto isolati, hanno lievitato i prezzi, a partire dal costo del caffè che in alcuni bar è aumentato dai 10 ai 20 centesimi.

C’è da dire però che tantissime attività commerciali hanno lasciato i prezzi invariati e diventa importante, come puntualizzano le associazioni di categoria, per un’operazione di trasparenza, che gli esercenti espongano i prezzi, specialmente i bar dove non tutti li espongono. In questo modo la gente saprà di eventuali aumenti e sarà libera di scegliere se consumare o meno.

Sulla vicenda è intervenuta anche la Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe) che ha annunciato che metterà in campo ogni iniziativa per tutelare l’immagine della categoria attraverso il seguente comunicato:

“Prima untori, ora speculatori. Non possiamo accettare di essere trattati così. Al momento la priorità dei pubblici esercizi è quella di riportare le persone nei locali garantendo loro il massimo della sicurezza e della convenienza. Attaccare in modo indiscriminato l’intero comparto, alzando un polverone ingiustificato sull’ aumento dei prezzi, non è soltanto discutibile sul piano della responsabilità ma anche in termini legali”