Il 2022 si è aperto con un aumento vertiginoso dei prezzi che ha colpito davvero tutti, dagli imprenditori al consumatore finale. Una crescita vertiginosa dell’inflazione che ha investito tutto lo stivale ma particolarmente alcune regioni tra cui la Sicilia.
Palermo, Catania e Messina, le città più popolose e importanti dell’isola, sono tra le dieci città in Italia con il maggior tasso di inflazione. La Sicilia dopo Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta è la regione con i maggiori rincari. Ad influire maggiormente sull’aumento dei prezzi le spese di energia elettrica e gas e le importazioni con le spese di trasporto, per via dell’aumento del carburante, che storicamente sono più alte nell’isola. E i venti di guerra provenienti dall’Europa dell’est potrebbero peggiorare la situazione.
Secondo i dati dell’Istat rispetto a un anno fa c’è stato nelle città italiane un aumento medio dei consumi del 5,6 per cento. A questo va sommato anche l’aumento delle tasse come a Palermo che sarà la città con l’Irpef più cara d’Italia. Anche le materie prime sono vertiginosamente a partire da prodotti essenziali come pane e cereali il cui prezzo è aumentato del 7,2% o quello delle verdure che ha avuto un incremento del 9,1%.
I rincari su luce, gas e carburante stanno avendo un impatto davvero devastante sull’economia. L’energia elettrica ha registrato un più 63,1%, il gas più 42,9% e infine il carburante un più 19,6%. Ovviamente anche le attività commerciali per rientrarci con i conti devono gioco forza aumentare i prezzi, infatti, un pranzo o una cena al ristorante rispetto allo scorso anno ha subito mediamente un aumento del 6,6%. Un trend destinato purtroppo a non fermarsi nel breve-medio periodo.
E proprio i ristoranti stanno pagando il prezzo più alto poiché tra pandemia, paura di spendere da parte dei consumatori, costi alle stelle di energia elettrica e gas e aumento delle materie prime, si ritrovano a dover avere maggiori spese e locali che, escluso il fine settimana, stentano a riempirsi.





