Si accelerano i tempi per l’assegnazione dei fondi europei relativi alla prossima programmazione dei fondi europei relativi al settennato 201-2027. Il commissario al Bilancio, Johannes Hahn, ha presentato, in questi giorni, alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo la proposta di uno stanziamento di  391,5 miliardi, pari a un incremento del 2,8% rispetto alla programmazione ancora in corso 2014-2020, una percentuale che si concretizza in 26,5 miliardi aggiuntivi, 16,5 andranno a rafforzare il fondo per lo sviluppo rurale, finanziando anche gli obiettivi del nuovo Green Deal. Altri 5,5 miliardi supplementari sono destinati sempre allo sviluppo rurale per supportare la ripresa post-Covid, e la metà verranno anticipati al 2021. Infine 4,5 miliardi in più andranno ai pagamenti diretti agli agricoltori e alle misure di mercato”.

Esitata la proposta , i successivi passaggi, prima di rendere esecutivo lo stanziamento, vedranno protagonisti: il  Parlamento europeo e il Consiglio dei ministri dell’Ue, co-legislatori sul bilancio.

Occorre ricordare che lo stanziamento delle risorse agricole in ambito europeo,  tocca direttamente le sorti e il destino dell’agricoltura siciliana. Nella programmazione in corso la  Regione Siciliana  ha avuto assegnati 2.212.747.000 di euro con un incremento di oltre 27 milioni rispetto alla dotazione del PSR Sicilia 2007-2013, la maggiore dotazione finanziaria assegnata tra le regioni italiane a livello nazionale nel settennio 2014/2020.questo dato sta a significare le attese e le aspettative per tutto il mondo che ruota intorno al settore primario e al suo indotto.

Da parte italiana si auspica  che nella ripartizione tra gli Stati membri dei nuovi fondi per lo sviluppo rurale si tenga conto dei criteri storici, a cui andrebbe aggiunta una valutazione dell’impatto occupazionale garantito da settori fondamentali del Made in Italy, tenuto conto che vi sono filiere a più alto impiego di manodopera che hanno subito più di tutti l’impatto di questa crisi: l’ortofrutta, il vino, il settore  florovivaistico, la carne, il lattiero-caseario.

E’ opportuno sottolineare che una parte determinante del bilancio dell’Unione Europea è stato da sempre rappresentato dai fondi destinati alla PAC (Politica agricola Comune), anche se la percentuale negli anni e nelle programmazioni succedutesi si è andata progressivamente riducendo. Il bilancio dell’Unione per il 2020 ad esempio dei 168,68 miliardi di EUR in stanziamenti d’impegno,  ben il 34,5%  è rappresentato da fondi destinati all’agricoltura (58,12 miliardi di EUR)

Da diversi anni, comunque, la percentuale delle spese agricole nel bilancio dell’Unione europea è in continuo calo. Mentre agli inizi degli anni ’80 la PAC rappresentava il 66% del bilancio dell’Unione europea, nel periodo 2014-2020 rappresenta solo il 37,8% del bilancio.

Cifre considerevoli sicuramente ma che vanno a sostenere un sistema produttivo costituito da circa 10 milioni di aziende agricole e 22 milioni di persone  che lavorano regolarmente nel settore, fornendo una grande varietà e abbondanza di prodotti accessibili, sicuri e di buona qualità. L’UE, difatti, è nota in tutto il mondo per le sue tradizioni alimentari e culinarie ed è uno dei principali produttori agroalimentari a livello mondiale, oltre a essere un esportatore netto di questi prodotti.