Il 2021, specialmente la seconda metà dell’anno in cui sono cadute la maggior parte delle restrizioni, è da tanti considerato l’anno della rinascita dalla comparsa del covid agli inizi del 2020. L’estate, complice i tanti mesi di coprifuoco, locali chiusi e restrizioni negli spostamenti, ha registrato non solo nelle località di mare come la Sicilia ma in tutta Italia un boom sia a livello turistico sia di presenze nei ristoranti. Un vero e proprio toccasana per due delle categorie maggiormente penalizzate durante il lockdown.
Ma se andiamo a vedere i dati del 2019, l’ultimo anno prima dello scoppio della pandemia a livello globale, c’è ben poco da stare allegri. Infatti secondo il consuntivo dei consumi del 2021, redatto dalla Confcommercio, per i due settori in questione l’indice dei consumi è in profonda perdita rispetto a due anni prima. Il comparto turistico ha infatti registrato un -34,8% nonostante il boom dell’estate scorsa e neanche il settore della ristorazione, che paga i mesi di chiusura al pubblico, può gioire con un -27,3%.
Numeri in negativo che hanno registrato anche altri settori come i servizi culturali e ricreativi con un -21,5%, i trasporti con un -16% e abbigliamento e calzature con un -10,5%. E l’impennata dei contagi delle ultime settimana, causate dalla variante Omicron, con la ricomparsa di alcune restrizioni, preoccupa in riferimento al 2022, anche se sostanzialmente molte limitazioni non vengono applicate ai vaccinati.
La speranza è che nel breve tempo possibile si fermi questa quarta ondata e si torni alla tanto sperata normalità. Solo in questo modo l’economia può ripartire definitivamente.





