La battaglia contro le recensioni false online si sta facendo sempre più centrale nel dibattito pubblico e legislativo italiano.
Si pensi che fino al 70% delle scelte dei consumatori è influenzato dalle recensioni online e le valutazioni ingannevoli possono incidere fino al 30% sul fatturato di un locale. Stime che si acuiscono quando si tratta di ristorazione.
Un barlume di speranza arriva dal Parlamento italiano dopo l’approvazione in Commissione al Senato di un subemendamento al disegno di legge annuale per le PMI che punta a collegare le recensioni online alla prova di un’esperienza reale tramite scontrino fiscale: chi commenta dovrà dimostrare di aver realmente usufruito del servizio e dovrà farlo entro un limite temporale di 30 giorni, così da ridurre manipolazioni e giudizi ingiustificati.
Quanto è sottile il confine tra critica legittima e diffamazione?
Il tema, però, non è privo di sfumature. Da una sentenza della Corte di Cassazione riferita a un episodio avvenuto in Sicilia nel 2019, una recensione satirica non costituisce diffamazione quando si tratta di critica ironica o politica espressa sui social. L’utente aveva pubblicato in un gruppo Facebook un volantino finto di un ristorante con prezzi parodisticamente esorbitanti e, sebbene avesse apostrofato il titolare come truffatore, la Cassazione ha ritenuto la sua condotta rientrare nel diritto di critica.
Questo orientamento giurisprudenziale richiama principi consolidati: la satira e la critica soggettiva, se proporzionate e funzionali all’espressione di un’opinione, non sono automaticamente diffamatorie, anche se pungenti o iperboliche.
Diverso il caso giudiziario di Recanati (Macerata) del gennaio 2025: una donna residente in Spagna aveva scritto una recensione negativa su TripAdvisor e su Facebook, definendo il ristorante “una bettola” e i gestori “cafoni”. In quel caso il Giudice stabilì che quei commenti costituivano diffamazione, condannandola a 2.000 euro di multa e a 5.000 euro di risarcimento danni alla titolare del locale.
Resta da tracciare un confine chiaro e condiviso tra critica legittima, satira, opinione soggettiva e diffusione di informazioni false o diffamatorie in rete. Un equilibrio che il legislatore e i tribunali italiani stanno cercando di raggiungere ma che richiede ancora approfondimenti e, probabilmente, aggiustamenti.





