In questi mesi, non popolano solo le strade delle grandi Città della Sicilia, non li troviamo solamente a Palermo, a Catania piuttosto che nei capoluoghi di provincia, adesso li vediamo sfrecciare in tutte le città di provincia, anche di media dimensione.

La figura del rider non nasce con la pandemia, ma con la pandemia assurge a protagonista della nuova rivoluzione nel campo della ristorazione, la consegna a domicilio o delivery, se vogliamo utilizzare il solito anglicismo.

Un fenomeno che denota i cambiamenti in atto nella nostra società, che prende piede dopo la crisi del 2008, quando il mondo del lavoro si è dovuto ristrutturare per dare risposta alle esigenze delle sempre più numerose piattaforme di vendita online, con il conseguente sviluppo del settore della logistica e in particolare del comparto della consegna a domicilio, cresciuto esponenzialmente.

D’altronde l’accesso a questa tipologia di lavoro non presuppone grosse competenze se non quelle che sapere andare in bicicletta o saper guidare un motorino, a cui però occorre saper affiancare e garantire qualità e attitudini come: l’attenzione al cliente, la capacità organizzativa e il senso di responsabilità.

Con un settore in forte crescita esponenziale, il problema che si pone è quello fornire tutele a questa categoria di lavoratori. Ci si orienta verso un sistema misto, dove conviveranno profili di lavoro autonomo e di lavoratore subordinato. Difatti molti rider preferiscono mantenere il profilo di lavoratore autonomo, mentre le società terze a cui si rivolgono le singole realtà di ristorazione si stanno orientando verso l’inquadramento del rider come lavoratore subordinato.

Questo sarà lo scenario prossimo dell’evoluzione di quella che nasce come parte della Gig economy, che in italiano si potrebbe tradurre come economia dei lavoretti, svolti quasi come un secondo lavoro e che invece oggi con il riconoscimento e la stipula del contratto nazionale del lavoro (che prevede delle forme di garanzia per i lavoratori), acquisisce una chiara connotazione e una dignità professionale.