Il ritorno alla quasi normalità dopo i mesi cupi della pandemia si porta appresso a Palermo la riapertura del Gran Hotel delle Palme, un luogo simbolo dei fasti e dei misteri e della contraddizioni della città, un crocevia di uomini, donne, avvenimenti, che hanno accompagnato e contraddistinto la storia della Sicilia dagli inizi del XX° sino ai nostri tempi.

Fervono i preparativi e si lavora alacremente per rispettare la data prevista di riapertura segnata nel calendario nel mese di giugno. Ci sono voluti 2 anni di ristrutturazione per riportare allo splendore di un tempo quello che per decenni ha rappresentato il più importante  e bello albergo del capoluogo siciliano, emblema e simbolo esso stesso della Città.

Dopo alterne fortune e passagi di proprietà a decretarne la nuova vita dello stiorico albergo è stato l’acquisto di un fondo americano d’investimenti che ne ha affidato la gestione a un gruppo di palermitani. Sicuramente ad attrarre i capitali stranieri è stata la nuova stagione del turismo in Città che ne ha decretato la forte attrattività attraverso l’implementazione di nuovi servizi e un risveglio della vita culturale sancita dal riconoscimento del percorso arabo-normanno che Palermo condivide con Cefalù e Monreale a Patrimonio universale Unesco.

Propriamente a far data dal 2015, anno del riconoscimento, si è registrata un’impennata delle presenze turistiche che ne hanno sancito la definitiva consacrazione a città a forte vocazione turistica che ha portato nel 2019, 1.594.187 presenze con una capacità ricettiva, secondo i dati Istat del 2019, di 80 esercizi alberghieri (2 alberghi a 5 stelle, 34 a 4 stelle, 24 a 3 stelle, 6 a 2 stelle, 8 a una stella e 6 residenze turisticoalberghiere) che offrono complessivamente 4.143 camere e 8.674 posti letto, mentre i 611 esercizi extra-alberghieri assicurano 5.163 posti letto, di cui quasi lametà (2.429) in bed and breakfast e oltre un terzo (1.934) in alloggi in affitto.

La chiesa Anglicana, posta all’angolo tra Via Roma e via Mariano Stabile

Ma tornando all’Hotel delle Palme originariamente fu la residenza della aristocratica famiglia inglese Ingham-Whitaker, che trasferitasi a Palermo nel 1819, con forti interessi nel settore della produzione e commercializzazione del vino Marsala, fu protagonista per quasi un secolo della storia, soprattutto economica, della città. La costruzione risale al 1856 e si componeva allora di soli 2 piani e fu dotata di un sottopassaggio che la congiungeva alla chiesa Anglicana, posta all’angolo della via Mariano Stabile, inaugurata il 19 dicembre 1875 e oggi gestita dalla diocesi di Gibilterra.

Appena un anno prima nel 1874 la residenza degli Ingham fu acquistata dal Cavaliere Enrico Ragusa, per ampliare l’attività del padre Salvatore, già proprietario del famoso albergo Trinacria, di via Butera alla Kalsa, che trasformò l’Hotel per poi all’inizio del XX° secolo affidare la ristrutturazione all’architetto Ernesto Basile. A quel punto l’Hotel delle Palme diventa il il più importante e glamour hotel della città, protagonista della bella epoque palermitana di inizio secolo, denominato Grand Hotel et des Palmes perché costruito all’ombra di due grandi palme. Va annotato che sino ai primi del‘900, quel tratto di strada dove insisteva il nuovo albergo si chiamava via Ingham (oggi nel quartiere Brancaccio) e corrispondeva all’attuale tratto finale di via Roma, esattamente tra via Cavour e via Amari.

Richard Wagner completò la partitura del Parsifal durante il soggiorno palermitano

La leggenda dell’Albergo lega in maniera indissolubile la presenza di ospiti a fatti e misfatti accaduti e il numero delle stanze dove alloggiavano. Tra i primi ospiti famosi di caratura internazionale vi fu Richard Wagner che alloggiò al primo piano nella suite 124 dal 5 novembre 1881 al primo febbraio 1882, accompagnato dalla seconda moglie Cosima Listz, più un seguito di otto persone. Wagner lega la sua presenza alla definizione del Parsifal, una delle sue opere più famose. Un altro nome noto legato al Gran Hotel delle Palme è quello del politico siciliano Francesco Crispi che da presidente del Consiglio, nel 1893 diresse proprio dall’albergo le operazioni contro i “Fasci Siciliani” che vide l’impego di oltre 30.000 soldati impegnati per reprimere la protesta dei contadini, affamati dai feudatari, che chiedevano migliori condizioni di vita e di lavoro.

La stanza 131 è legata invece alla vicenda del pernottamento dal 3 aprile all’uno maggio 1917, del famoso giornalista e filosofo liberale Camilo Josè Enrique Rodò Pineyro, che ricoverato la notte del 30 aprile morì subito dopo all’età di 45 anni. Il referto ufficiale sentenziò di “tifo addominale e nefrite”. Ma si sospettò da subito che si fosse trattato di avvelenamento. Fu imbalsamato ed il suo corpo custodito dentro una speciale cassa al cimitero dei Rotoli fino al 1920, anno in cui fu rimpatriato e sepolto in Uruguay.

La suite 224 è legata al mistero della morte dello scrittore francese Raymond Roussel che vi fu trovato senza vita nel 1933. Una tragica vicenda dagli aspetti inquietanti e incerti sulla quale provarono a fare chiarezza, anni dopo, sia il giornalista Mauro De Mauro che il famoso scrittore siciliano Leonardo Sciascia, a testimonianza del fatto che il caso intrigato lasciò forti dubbi se si fosse trattato di un delitto o di un suicidio. Nel 1937 nella suite 322 mentre al largo di Palermo si svolgevano le manovre della flotta navale italiana, venne trovato in un lago di sangue il corpo di una spia inglese con un pugnale conficcato nella schiena. Si arriva così alla famosa estate del 1943 che vide sbarcare gli alleati in Sicilia, dopo giorni di bombardamenti che sventrarono il cuore del centro storico della città. Nel luglio di quell’anno con l’ingresso a Palermo, il tenente colonnello Charles Poletti, capo degli affari civili dell’amministrazione militare alleata, stabilì il quartier generale propriamente all’Hotel dele Palme.

Il boss italo-americano Lucky Luciano

Le forze di occupazione si resero protagoniste di un fatto poco onorevole come il trafugamento di opere d’arte dall’albergo compresa la spinetta (pianoforte di piccola dimensione) su cui aveva suonato Wagner quando completò la partitura del Parsifal. Qua si svolsero gli incontri tra il Poletti ed esponenti di spicco della mafia italo-americana come Vito Genovese che contribuirono ad alimentare il sospetto dell’accordo sancito con il governo federale americano con il capo mafia Lucky Luciano che barattò la sua liberta con la copertura e il sostegno logistico della mafia americana e siciliana nella guerra contro la Germania e l’Italia, sia in patria (assicurò il controllo sul porto di New York, tramite i sindacati dei portuali che la mafia italo-americana controllava, dove agenti nazisti riuscirono ad affondare diversi mercantili diretti in Europa con rifornimenti di armi e viveri destinati alle forze Alleate) che in territorio siciliano.

Lo stesso Lucky Luciano liberato dalle carceri federali in cambio dei servizi resi, fu esiliato in Italia, prese dimora a Napoli e quando veniva a Palermo alloggiava all’Hotel delle Palme in compagnia della sua amante Virginia Massa, incontrando elementi di spicco della mafia siciliana e del Movimento separatista siciliano. E così che nel dopoguerra l’albergo divenne luogo di incontri riservati tra uomini d’affari, politici, faccendieri e mafiosi. Il 12 ottobre 1956, nell’attuale Sala Azzurra lo stesso Luciano organizzò il primo summit mafioso a cui partecipò il gotha della mafia siculo-americana, a guidare la delegazione americana fu Giuseppe Bonanno accompagnato da Joe Di Bella, Vito Vitale e Camillo Carmine Galante. La mafia siciliana era rappresentata da Genco Russo e Cesare Manzella. Si ponevano le basi per la costruzione della “Cupola” italo-americana.

Arriviamo al 1961 quando dalla stanza 351 un agente segreto americano volò giù dalla finestra rimanendo ucciso sul colpo, in camera vi era la sua segretaria. Appena 4 anni dopo, nel 1965 venne arrestato nella camera 350 il boss mafioso Charles Orlando mentre si accompagnava con una gentile signora. In questi anni la suite 129 era quella prenotata dagli agenti segreti americani della Cia che la trasformarono nel centro operativo e logistico per le operazioni. Arriviamo agli anni’70 quando esattamente nel luglio 1973 scompare il giornalista americano Jack Langfors Begon che alloggiava nell’hotel di Via Roma mentre stava conducendo un’inchiesta che lo avevo portato a scoprrire le modalità con le quali la mafia siculo-americana ripuliva miliardi di dollari, provenienti da gioco d’azzardo, racket, prostituzione, droga, attraverso le banche svizzere.

L’ Hotel fu la residenza preferita per i loro soggiorni palermitani del jet set internazionale e dei personaggi dell’arte, dello spettacolo e del cinema come: Renato Guttuso, Fabrizio Clerici, Carla Fracci, Luchino Visconti e Burt Lancaster durante le riprese del Gattopardo, Fred Buscaglione, Maria Callas, Primo Carnera, Patty Pravo, il tenore Giuseppe Di Stefano, Giorgio De Chirico, Tino Buazzelli, Francis Ford Coppola, Al Pacino e Vittorio Gassman.

Il barone Giuseppe Di Stefano visse all’Grand Hotel per quarant’anni

L’ultimo capitolo è riservato a esponenti della nobiltà siciliana che elessero come loro domicilio l’albergo. Il più noto fu il barone Giuseppe Di Stefano appassionato di lirica e di arte, nonchè amico di Renato Guttuso, Carla Fracci del tenore suo omonimo. Visse all’Grand Hotel per quarant’anni, sino a quando novantunenne non vi morì nel 1998. Originario di Castelvetrano, era uno degli uomini più ricchi del Trapanese. Anche se non si è fatta mai chiarezza sulla vicenda sembra che un tribunale mafioso lo abbia condannato a un esilio dorato, come un carcere a vita, per avere procurato la morte ad un giovane che godeva la protezione di famiglie affiliate. Condusse una comoda segregazione non facendosi mancare il prelibato gambero rosso di Mazara del Vallo, il pane e l’olio di Castelvetrano e pregiata carne e la cacciagione. Altro personaggio strano che vi alloggiò fu il barone Agostino La Lomia, originario di Canicattì che occupava stabilmente la stanza numero 124. Amava soggiornare in questo luogo, pur possedendo un magnifico palazzo che poi svendette. Occorre citare pure il barone Vincenzo Greco Militello che graziato dalle bombe sganciate il 22 Marzo del 1943 dagli anglo-americani che lambirono l’albergo, da allora cambiò stile di vita accompagnandosi spesso con donne diverse.

Una lunga storia quella del Grand Hotel et des Palmes che ritorna a nuova vita, ricca di storia e metafora di una Città ricca di misteri e di fascino. Abbiamo citato nell’articolo una parte di aneddoti e curiosità, per i lettori che vogliono approfondire va letto il libro di Melinda Zacco “Grand Hotel et des Palmes-Storia e Mistero”, corredato di testimonianze e racconti.

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