Corsi d’acqua, vita rurale e mulini di pietra: così il borgo di Scillato raccolto intorno alla sua minuscola piazza centro dell’incontro del paese intitolata da Aldo Moro, racconta la sua storia narrata dallo scorrere del tempo esattamente come accade e accadeva dentro suoi vecchi canali.

Affacciato sulla rocca di Caltavuturo, altro luogo da non perdere, è sovrastato dallo sguardo delle alte vette delle Madonie si stende ai piedi delle stesse un pacifico questo pugno di case, il tempo sembra essersi cristallizzato immutato tra le porte, i canali e le pietre con le quali sono costruite le sue abitazioni, dove ogni ingresso di casa ha la sua collezione di “graste” di fiori e aromi.

Seguendo l’ordine cronologico degli eventi Scillato è noto per l’abbondante presenza d’acqua e già citato in un documento del 1156, per il quale divenne naturalmente luogo deputato alla costruzione dei numerosi mulini utilizzati per la macina del grano.

Albicocca della Cooperativa “Terre dei Carusi”

Proprio la vocazione agricola rimasta appesa ad un sottile filo è il legame che ancora regge il territorio circostante curato dalla passione e dall’impegno di un gruppo di ragazzi e la loro Cooperativa Terre di carusi” che hanno recuperato le colture delle Arance bionde, le albicocche e le susine attualmente presidi Slow Food della condotta madonita. Tanto piccolo quanto lunga è la sua storia inedita e sconosciuta, erroneamente legata più alla vicinanza all’autostrada Palermo Catania, che alla sua particolare identità. Le sue origini sembrano andare a ritroso fino alla colonia di greci ateniesi, insediatasi in loco e proveniente secondo la leggenda dalla lontana Troia, dopo che quest’ultima venne rasa al suolo e soltanto nel 1961 si trasforma da frazione di Collesano in Comune autonomo.

A seguito di un progetto di recupero dell’Ente Parco delle Madonie è possibile accedere ad uno dei mulini recuperati fra quelli ancora visibili, trasformato in un piccolo museo dove si può assistere alla simulazione del percorso delle acque, grazie ad un plastico animato.

Altro importante elemento distintivo era la lavorazione della Zabara, antica arte del trasformare una particolare pianta di Agave in filamenti per intrecciare corde da usare in agricoltura. Ma è nei dintorni che si possono vedere le architetture di vecchie macine interrate o conservate in angoli del paese circoscritti, ma anche trovare la segnaletica di percorsi e sentirei mappati che passano esattamente del centro del borgo. Altro scenario suggestivo e la piazzetta sulla quale si apre il santuario mariano e chiesa principale del paese: Santissima Maria della Catena, costruito nel cinquecento ad opera della Contea degli Scalfani, sudditi della Reale Casa di Spagna, la cui intitolazione alla Madonna protettrice dei doganieri come la Chiesa omonima di Palermo, che deve essa stessa il nome alla catena che chiudeva il porto e sita oggi in piazza della doganella.

Non poteva mancare un luogo suggestivo e legato alla cultura rurale dove assaggiare i piatti preparati dalla cucina casalinga e rispettosa delle materie prime e delle produzioni locali, nonché ella stagionalità: siamo all’agriturismo Il Baglio antico, alle porte del paese, gestito con la competenza per la gastronomia di qualità e per il ricettario che accontenta tutti i palati, soprattutto, quelli che amano assaporare le tipicità.

E’ ancora una volta un occasione per visitare un piccolo patrimonio storico dove scorrono tutt’oggi i percorsi delle acque che arrivano fino all’acquedotto palermitano, un lungo cammino tra tubature e snodi che arriva al capoluogo, portando con se un pezzetto di cuore delle madonie.

www.enteparcodellemadonie.it
www.ilbaglioanticodimaria.it
www.scillato.go
v.it