E’ inconcepibile che l’arrivo del vento del sud possa essere accompagnato da paurosi incendi, la cui natura, lo dicono gli inquirenti, sono tutti dolosi. Qualunque possa essere il movente che spinge questi farabutti ad appiccare il fuoco evidenzia un grosso dispiacere per la perdita di un patrimonio naturale che nel contempo è risorsa ambientale ed economica.

Una strategia che è regionalizzata perché, contemporaneamente, in diversi punti dell’isola, si appicca il fuoco con una metodologia analoga e analoga tecnica. Sembra che esista un’unica regia e un unico obiettivo. Professionisti incendiari che non vengono mai pescati e pertanto possono mettere in atto, anno dopo anno, la loro abilità a delinquere.

La strategia prevede anche che il fuoco viene dato in un periodo di vacazione del personale delle torrette d’avvistamento forestale, quando ancora non si sono formate le squadre antincendio. L’incendio è appiccato in punti strategici e con tecniche raffinate, facendo seguire il percorso del vento.

Due mesi di mancato controllo che portano a collassare l’intero sistema boschivo siciliano. I dati siciliani riguardanti gli incendi sono allarmanti. “Nel 2017, ha fatto registrare la più elevata superficie percorsa dal fuoco (34.221 ettari tra boscata e non boscata, pari al 21% del totale nazionale) e un numero di incendi (1.113) che la colloca sul podio nazionale, dopo Calabria e Campania, altre due regioni che, seppur in tono minore, di forestali hanno fatto incetta. Nel corso del 2019, i numeri rilasciati dal Centro operativo aereo unificato (Coau) del Dipartimento della Protezione civile, nell’ambito della campagna estiva anti-incendio boschivo 2019, iniziata il 15 giugno scorso e conclusa il 30 settembre, ha certificato 805 richieste di soccorso aereo, con il 40% che ha riguardato l’Isola”.

Controllare il territorio diventa impellente. Strategicamente si potrebbe anticipare di due mesi l’assunzione dell’esercito dei dipendenti forestali o far fare la vigilanza ad associazione ambientalisti, ampiamente addestrati capaci di segnalare eventuali presenze sospette. Tra l’altro con l’ausilio di droni si potrebbero setacciare i territori più vulnerabili.

Si spera che la prossima riforma sulla forestazione possa dare ordine a questo settore che nel tempo si è dimostrato lacunoso e incapace di salvaguardare la vegetazione protetta. Anche perché, se è vero che in Sicilia gli operai forestali sono ventiduemila, la metà di tutta Italia, cioè quelli preposti a garantire la salvaguardia del territorio, uno ogni diciassette ettari di bosco, qualcosa effettivamente non funziona.

Nel frattempo attenzione agli incendi, soprattutto dove insistono terreni abbandonati, che possono essere occasione per creare danni irreparabili alla vegetazione presente, ma anche ad altri beni come villette, case rurali, animali, ecc.