I numeri di fine anno hanno finito per validare qualcosa che già si era percepito: il 2020 è stato l’annus horribilis del turismo siciliano con la perdita di più di 5 milioni di presenze turistiche, con una riduzione del 35% rispetto ai 15 milioni del 2019, determinando un salto indietro di anni, rispetto agli sforzi compiuti in termini di incremento di posti letto, strutture ricettive e qualità dei servizi offerti. Le riaperture del periodo estivo hanno limitato i danni, che comunque sono ingenti, in termini di perdite economiche, perdita di posti di lavoro e di fiducia per gli operatori.

Il rischio reale risiede nella probabile chiusura di molte strutture fiaccate dalla crisi e che quando auspicabilmente la macchina dell’accoglienza si rimetterà in moto, non saranno ai nastri di partenza, dal momento che i ristori e le provvidenze messe in campo dai provvedimenti di sostegno, esitati dai governi regionali e nazionali, si sono rivelati insufficienti.

Peggio è andato al traffico aereo, direttamente collegato al settore turistico. Lo scorso anno si celebravano i successi e i traguardi degli scali di Fontanarossa a Catania e del Falcone-Borsellino di Palermo che avevano superato rispettivamente i 10 milioni e i 7 milioni di passeggeri. Ebbene il 2020 ha fatto registrato una riduzione del 65% circa rispetto al 2019.

Dalle prime proiezioni sembra che vi vorranno 4 anni prima di recuperare i livelli anti-covid, con ripercussioni sui livelli occupazionali delle due società di gestione. Questo stato di cose non potrà non avere ripercussioni sul movimento turistico che negli ultimi anni aveva beneficiato dell’apertura di nuove rotte, aprendo così il mercato soprattutto in entrata a nuove fette di mercato nazionale e internazionale. Uno stato di cose che supporta il timore di molte imprese operanti nel settore che temono che la ripresa sarà lenta e l’economia pre-covid non tornerà prima del 2024.

Per far trovare la Sicilia pronta ad intercettare nuovi flussi turistici, occorrerà oltre che potenziare e qualificare il sistema aereo e crocieristico, adoperarsi affinchè l’Isola si doti dell’indifferibile infrastrutturazione viaria e ferroviaria e dei servizi necessari. Perchè oltre a farli venire i turisti in Sicilia, dobbiamo permettere loro anche di attraversarla in lungo e in largo e oggi purtroppo conosciamo lo stato fatiscente e carente del nostro sistema stradale e ferroviario.

Sarebbe opportuno inserire le opere strategiche nel monte progetti da far finanziare con i recovery fund. Nei desiderata della Regione già trasmessi al governo centrale, oltre al Ponte di Messina, è stato inserito l’aeroporto intercontinentale da ubicare tra Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto, il porto-hub del Mediterraneo pensato a Marsala, la “velocizzazione dell’asse ferroviario Palermo-Messina-Catania”, il potenziamento della rete ferroviaria occidentale con connessione con Punta Raisi e Birgi; il progetto “Mal” (Metropolitana leggera) a Palermo, la chiusura dell’anello autostradale esterno, con il completamento della Siracusa-Gela (tratto finale da Modica a Gela) e poi la realizzazione della Gela – Castelvetrano.

Il libro dei sogni o l’ultima concreta possibilità per rendere la Sicilia una destinazione turistica matura affrancata da uno stato cronico di deficit infrastrutturale?