Il quadro della stagione turistica era a tutti chiaro fin da subito e anche il più ottimista era conscio che sarebbe stata una stagione molto sofferta. Oggi a settembre inoltrato è tempo di bilanci e come ampiamente preventivato la situazione è stata tutt’altro che rosea. Sicuramente a risentirne di meno sono state le località balneari che hanno avuto un buon riscontro turistico, specialmente ad agosto che è stato il mese del boom di presenze, salvando parzialmente la stagione. Ma complice la partenza iniziata con forte ritardo, solo a inizio luglio, e conclusa anzitempo ai primi di settembre con l’innalzamento della curva dei contagi, si è registrato, secondo Federalberghi Italia, un calo di oltre il 30% del fatturato nonostante la Sicilia è stata tra le località balneari più gettonate in Italia.

Ancora peggio il bilancio per le città d’arte che sono arrivate ad avere perdite anche del 50% rispetto allo scorso anno. Oltre alle paura di viaggiare per paura di contrarre il virus, un fattore determinante del calo del fatturato deriva dalla fortissima diminuzione dei turisti stranieri e della totale assenza di americani, giapponesi e russi più propensi a spendere durante i loro soggiorni. Assenze che a cascata hanno colpito tutta l’economia regionale con inevitabili ripercussioni sull’occupazione.

Un piccolo impulso positivo al turismo lo ha dato il bonus vacanze previsto dal governo nazionale, anche se a usufruirne sono state solo alcune fasce sociali in base al reddito percepito. Con la fine dell’estate per il settore turistico siciliano si naviga a vista con il futuro che rimane un rebus e in attesa di tempi migliori.