Ieri i nuovi contagiati in Sicilia sono stati soltanto 7 ma le buone notizie non finiscono qui, infatti, si è registrato un consistente calo di “attuali contagiati”, cioè 74 positivi in meno rispetto al precedente bollettino, un dato molto confortante che da quando la curva dei contagi nell’isola è in fase discendente non si era mai registrato in queste proporzioni.

In Sicilia a cinque giorni dall’inizio della Fase 2 con la riapertura di molte attività e l’abolizione di molte limitazioni personali, nonostante le strade iniziano a ripopolarsi, non solo non ci sono stati aumenti ma ci avviciniamo alla soglia zero dei contagi. Se sul versante sanitario registriamo buone notizie, non possiamo dire lo stesso su quello economico. Infatti molte attività sono ormai in ginocchio e le istituzioni, tra aiuti alle imprese poco efficaci e ritardi inaccettabili sulla cassa integrazione, stanno pensando ad allentare ulteriormente le restrizioni per cercare di far ripartire l’economia.

Sul piano regionale il governatore Nello Musumeci , pur raccomandando prudenza, ha annunciato che a metà maggio firmerà una nuova ordinanza dove saranno previste nuove riaperture per parrucchieri, barbieri e negozi al dettaglio. A questi potrebbero aggiungersi anche le totali riaperture di bar e ristoranti che attualmente sono aperti ma solo per asporto e domicilio, infatti, il governo nazionale sembra orientato alle aperture differenziate dei territori di alcune attività, ma solo se la curva dei contagi lo permetterà e sotto la responsabilità delle amministrazioni regionali. Tra queste attività il ministro alle autonomie Francesco Boccia ha inserito anche bar e ristoranti.

Bar e ristoranti sono stati settori in crescita costante in Sicilia nel corso degli ultimi anni, anche nei periodi più difficili della congiuntura economica, che hanno seguito l’ascesa del settore turistico e sono terminale fondamentale della filiera agroalimentare siciliana, con milioni di euro di prodotti agricoli acquistati ogni anno. A causa degli effetti della pandemia, solo in Sicilia, si stimano perdite generali pari a circa 2 miliardi di euro con 4.000 imprese che rischiano di non riaprire e migliaia di posti di lavoro in bilico.