La ristorazione già in fase pre-covid non era messa bene, quando tutto sarà finito, sarà difficile, comunque, imboccare la fuoruscita del tunnel in cui, ancora, non si intravede la luce.

Moltissimi locali hanno chiuso, moltissimi si prevede che chiuderanno. E’ cultura gastronomica di territorio che si perde, lavoro che si brucia, paesaggio urbano e rurale che si perde. E il quesito che si pongono in tanti, che tipologia di ristorazione ci sarà dopo il coronavirus? Intanto è difficile fare previsioni sulla fine dell’emergenza, ma comunque qualche previsione su uno dei settori caratterizzanti il nostro made in Italy e un comparto che connota la voglia di Sicilia nel mondo per una enogastronomia che nell’Isola rappresenta un forte attrattore turistico.

I segnali delle criticità si erano evidenziate con la crisi del 2008/2014 che aveva indebolito il potere d’acquisto e il tenore di vita della classe media, processo che si è accentuato con la crisi del coronavirus, mettendo così in discussione la ristorazione media, fatta di ristoranti semplici dove si faceva cultura alimentare, gastronomica e di territorio.

Questo rende oggi più che necessario attuare azioni forti a sostegno di quel mondo che rappresenta la ristorazione di prossimità, fatto di decine di osterie, trattorie, botteghe del tipico che sostengono la filiera agroalimentare della produzioni dell’isola che rappresentano l’identità territoriale e un patrimonio immateriale che rende l’offerta gastronomica siciliana impareggiabile e unica e forte attrattore turistico. Sicuramente si dovrà ripartire dalla riscoperta della territorialità.

Anche perché, quando si ripristineranno le abitudini pre-covid, le persone vorranno riscoprire il piacere di viaggiare e vorranno entrare in sintonia con la storia, la tradizione e la cultura dei luoghi in cui si trovano. È un trend già affermato ma che sempre più si consoliderà. Una cosa è certa, nulla sarà come prima.

Il delivery si consoliderà come abitudine degli italiani, dal momento che lo smart working si stabilizzerà, anche perchè le aziende private e gli uffici pubblici hanno ben capito che molte mansioni si possono svolgere da casa, con enormi economie dei costi di gestione.
I ristoranti nella fase iniziale avranno una struttura organizzativa più agile con un numero ridotto di personale e perlopiù non stabilizzato, se non addirittura ridotta a semplice gestione familiare, come una volta. Nella fase iniziale una fetta di mercato turistico internazionale non ci sarà e si dovrà contare sulla clientela nazionale.

Le parole d’ordine saranno: sostenibilità economica, contenimento dei costi, creatività, sicurezza alimentare (eredità delle norme anti-covid) e qualità.