Da tre generazioni, tra Ispica e Noto, la famiglia Padova coltiva vigne e fa vino che fino agli anni 80, com’era consuetudine in Sicilia, era venduto sfuso. Massimo, che oggi guida l’azienda, fin da bambino era attratto da questo per lui magico mondo per cui da un frutto solido si ricavava una piacevole bevanda alcolica. Per assurdo fu lo scandalo del vino al metanolo dei primi anni 90 a determinare una positiva svolta produttiva in quanto nessuno comprava lo sfuso e l’uva raggiungeva prezzi non remunerativi. Massimo allora riuscì a convincere i familiari che bisognava fare vino di qualità, in proprio ed in bottiglia, così nel 1994 nasce Riofavara, dal nome della contrada ad Ispica, con l’obiettivo di valorizzare un prodotto di pregio che però nella zona allora scontava la mancanza di preparazione enologica.

Dai 5 ettari iniziali si passa oggi a 20, per oltre il 70% a Nero d’Avola in un particolare clone esclusivamente aziendale nel senso che le marze, con cui è avvenuta la propagazione della vigna, sono ricavate selezionando le vecchie viti, a loro volta sempre ricavate da quelle più vecchie. In pratica è una specie di catena di Sant’Antonio applicato al Nero d’Avola. A questa selezione genetica aggiungiamo le caratteristiche pedoclimatiche della zona, la sua vocazione al vitigno, un areale da molti considerato come il cuore, l’origine del vitigno, l’attenta cura nel vigneto ed otteniamo una miscela estremamente positiva. La famiglia Padova ha continuato ad adottare anche le vecchie tradizioni del territorio per cui il Nero d’Avola non era completamente monovitigno, ma c’era sempre un 5-10% di altre antiche uve locali quali l’Albanello, il Moscatello, il Nero grosso, il Surra un parente stretto del Frappato.

Da qualche anno Massimo, sulla base di uno studio dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, ha costituito un ettaro di vigneto con 3 bianchi e 2 rossi di vitigni reliquia, quelli che stavano quasi sparendo, da cui il primo vino bianco sarebbe pronto e uscirà appena finito il blocco covid-19.

Tutta la produzione di 7 etichette e 80mila bottiglie, esportate per oltre il 70%, è biologica inoltre in cantina si seguono lavorazioni da vini naturali: fermentazioni tutte con “pied de cuve” preparato il giorno prima dalle stesse uve, niente filtrazione per i rossi e solfiti aggiunti in piccolissima quantità. La figlia Clementina, avendo finito un importante master di marketing internazionale, già affianca Massimo nella conduzione dell’azienda dove c’è anche un minuscolo relais con 3 suggestive camere particolari, ognuna arredata diversamente in tema vino: con i tralci di vite, con le botti destrutturate, con le cassette lignee dei vini. Degustazioni in cantina su prenotazione.

Proponiamo lo Spaccaforno nell’annata 2015, Nero d’Avola come specificato sopra, Dop Sicilia, riportato nella capsula, sottozona Eloro che ricade nel meridione della provincia di Siracusa e in Ispica nel ragusano, nella zona che molti esperti ritengono il cuore del Nero d’Avola. Proviene da 3 vigneti di cui 2 ad alberello in terreni calcarei-argillosi ricchi di scheletro.

Vendemmia a mano con selezione dei grappoli, diraspatura, macerazione-fermentazione col pied de cuve a temperatura controllata in larghi tini aperti, in cemento la malolattica, affinamento 6 mesi per metà in acciaio il resto in botti da 10 e 5 hl, travaso in acciaio dove decanta staticamente, niente filtrazione, pochi solfiti aggiunti in bottiglia per trovarne un totale irrisorio di 45 mg/l.

Nel calice il colore è rubino concentrato e brillante; all’olfatto è molto intenso e particolarmente complesso, si evidenzia amarena e ciliegia sotto spirito, liquirizia, cioccolato, tabacco, pepe nero, note balsamiche, un pizzico di vegetale, è elegante, di fascino tanto che sei portato ad immergervi continuamente il naso; la complessità olfattiva si ritrova al palato con un coacervo di sensazioni, in evidenza i tannini, ma particolarmente vellutati, misurata l’acidità, un bel corpo, una armonia eccellente, una persistenza fresca e fragrante quasi infinita. Un Nero d’Avola da considerare come pietra miliare, come riferimento, nel palcoscenico siciliano. E addirittura non è il top di gamma costituito dallo Sciavé, una riserva. Si sposa magnificamente con la carne, dalle grigliate agli stracotti ma consigliamo di goderlo a solo in un salotto conviviale. Sono 25.000 bottiglie, in enoteca a 18 euro.

RIOFAVARA

www.riofavara.it