Nella tradizione culinaria siciliana “u pitaggiu” è il piatto emblema della primavera. L’unico momento dell’anno in cui si trovano, contemporaneamente e senza rischi di destagionalizzazione: fave, piselli e carciofi. Lo sanno bene i buongustai, e gli amici della “confraternita del pitaggiu” che preferiscono questo piatto degustarlo solo nella stagione primaverile; in altri periodo non vale manco la pena di sedersi a tavola.

E’ un piatto tradizionale da preparare con ingredienti semplici, genuini e tipicamente mediterranei: fave verdi tenere, piselli e carciofi, buono per condire la pasta, ma anche eccellentemente come contorno.
In primavera i tre alimenti si trovano nel pieno della loro maturazione, tutti allineati come un eclissi solare, solo che questa è gastronomica. Un sincronismo di colori e sapori, questa è l’originalità del piatto. Contemporaneità di sapore, di tenerezza, di maturazione. Meraviglie che sposano paradossalmente il sapore inebriante delle cipollette tenere e profumate che, aggiunte a quel filo d’olio extravergine di oliva completa l’allegra compagnia.

Il termine pitaggiu deriva dal francese “potage“, cioè zuppa, un piatto che costituiva uno dei preferiti del re sole Luigi XIV, estimatore della cucina naturale. Con i monsù o se volete i messierus le chef è arrivato nelle terre di Sicilia. Il resto lo ha arricchito la cucina popolare, quella parsimoniosa e intelligente dei contadini.

Nonostante sia mangiare da re i nostri contadini o forse meglio le loro signore hanno impreziosito il piatto con altri due superbi alimenti: il finocchietto selvatico e qualche punta di asparago. Li adoro!!! E’ venuto fuori un piatto che mette solo i brividi a pensarci: profumato, saporito e inebriante.

Ogni provincia si contende il primato. Guai ad offendere ‘u pitaggiu agli agrigentini. Lo amano come condimento o come secondo, magari con un poco di pane di casa, quello fatto con i lievito madre acidulo e compatto.

Qualcuno, lo cucina con qualche tocco di maiale o di manzo; a me sembra esagerato. Sarà che personalmente non mi piacciono gli artifici e amo la semplicità, anche a tavola, preferisco questo piatto come la natura ce lo ha trasferito. In altre piatti dell’Isola viene anche chiamato con nomi differenti, nel palermitano diventa frittedda, non ha importanza, quello che conta è la sostanza, diceva mio nonno.

Ma andiamo alla ricetta:

Ingredienti:

  • 500 g di piselli freschi,
  • 500 g di fave novelle sbucciate
  • 6 carciofi (la parte tenera)
  • 1 finocchietto selvatico
  • 1 cipollotto
  • Olio extravergine d’oliva, sale e pepe

Preparazione:

  1. In un tegame abbastanza capiente, soffriggete debolmente la cipolla con un po’ di olio; aggiungete un mestolo di brodo di verdure. 
  2. Aggiungete i piselli, le fave fresche ben sgusciate, i cuori di  carciofi tagliati a pezzetti, il finocchietto selvatico e le punte di asparago.  
  3. A fine cottura salate e pepate a vostro piacimento. Mi raccoccando cucinare il tutto a fuoco lento con l’aggiunta di poca acqua.