Alessandro Parisi racconta Tenute Oresitadi al Bia Theatre

Appuntamento esclusivo al Bia Theatre Piazza Santuario del Cous Cous Fest, un wine tasting di Tenute Orestiadi, Official Sponsor di quest’anno ed espressione del terroir siciliano dalla Valle del Belìce all’Etna.

Ad introdurre il wine tasting Alessandro Parisi e Annapaola Cipolla, responsabili del marketing e della comunicazione di Tenute Orestiadi e di Cantine Ermes, tra le più grandi cooperative vitivinicola in Italia.

“Il nostro è un mondo meraviglioso che si sviluppa ogni anno grazie alla costante e competente attività di Cantine Ermes, una società cooperativa agricola con oltre 2.350 soci con sede nella valle del Belìce, proprietaria di Tenute Orestiadi – racconta Alessandro Parisi -. Grazie al lavoro certosino dei nostri agronomi decidiamo quando raccogliere l’uva per realizzare al meglio il nostro progetto che continua poi in cantina”.

La degustazione è iniziata con il raffronto di due metodi classici agli antipodi tra loro: il Petramater e La Gelsomina Brut. Il primo, un catarratto di Gibellina spumantizzato 30 mesi sui lieviti, presenta all’olfatto note agrumate e di mandorla per poi aprirsi alla crosta di pane; al palato risulta non eccessivamente strutturato ma molto persistente, come un perlage fine ed esile. D’obbligo il paragone con il secondo metodo classico, La Gelsomina Brut, un blanc de noire dell’Etna prodotto con nerello mascalese e nerello cappuccio; meno profumato del primo ma molto più strutturato, una beva fragrante ed un perlage persistente.

È stato poi il turno di due bianchi provenienti entrambi da uva catarratto, ma estremamente diversi tra di loro vista la zona di provenienza. La Gelsomina Etna Bianco, terzo vino in degustazione, risulta il tipico vino di vulcano caratterizzato da un bouquet aromatico intenso, soprattutto con la zagara in evidenza, con una mineralità che lo rende vivace al palato. Segue Il Bianco di Ludovico annata 2018, anch’esso cataratto ma proveniente dalla Valle del Belìce, presentandosi meno intenso al naso ma ricco di acidità e struttura all’assaggio, ben rotondo e complesso grazie all’affinamento in legno, segno di una longevità marcata. Il nome è dedicato a Ludovico Corrao il sindaco di Gibellina che avviò i lavori di costruzione di Gibellina dopo il terremoto, facendola diventare la città italiana più rappresentativa dell’arte moderna.

Conclude la degustazione un brindisi finale con il Pacènzia, di uva zibibbo da vendemmia tardiva. Al naso sfodera sentori terziari, miele e vaniglia con un finale aranciato, risulta avvolgente al gusto con dolcezza morbida e buona acidità così da non risultare troppo stucchevole.

Piacevolissima serata dunque per gli appassionati del vino nella splendida cornice di San Vito Lo Capo, attraverso i racconti di una realtà affermata come quella di Tenute Orestiadi, eccellenza enologica che cresce di anno in anno e che rappresenta al meglio la Sicilia in Italia e all’estero. 

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