Immerso nello scenario dell’habitat delle Madonie nel cuore del Parco delle Madonie, l’antica “Menzil al Himar”, oggi Isnello è un incantevole borgo che si stende ai piedi della Montagna Grande nella tranquillità dell’atmosfera di luoghi che sembrano non essere stati toccati dal passare del tempo.

Invece di tempo e di secoli ne sono passati tanti quante sono le testimonianze della sua storia: archeologicamente vede i primi abitanti addirittura all’ultimo periodo dell’età della pietra quando si iniziava a praticare l’agricoltura e l’allevamento in maniera organizzata, quel tempo lontanissimo che oggi chiamiamo neolitico, documentato dai reperti nelle vicine nelle grotte.

Una vita tranquilla che rivela una intensa attività culturale e una vitalità animata da una comunità ospitale, la cui accoglienza si assapora all’ombra del castello bizantino che sovrasta lo scenario che si apre sulla vallata e sui versanti madoniti che declinano verso il mare non lontanissimo, trasformando l’aria in una mescolanza tra sentori di campagna e di mare quando il vento spira dalla parte della costa.

Profumi di pane e cucina che provengono dalle finestre affacciate sui cortili, si uniscono ai suoni tipici delle botteghe e dalle voci degli abitanti che si ascoltano in un dialetto dolce e quasi cantilenante, fatto di quegli accenti che sono miscellanea degli idiomi delle dominazioni che lo hanno reso custode dei tesori, tutti da scoprire in un naturale itinerario raccontato tra pietre e vicoli.

Una narrazione a cielo aperto che si legge tra i resti dell’Eremo di San Leonardo e del medievale castello turrito, rappresentazioni dell’epoca bizantina del VIII° secolo, preceduta dalla dominazione araba, che si interrompe con l’arrivo dei potenti normanni sotto i quali il centro abitato si sviluppa e diventa Regio Demanio, dove si alternano i nomi di nobili famiglie.

Non a caso Carlo Levi lo definisce “paese antichissimo e perciò pieno di profonda nobiltà” nel suo capolavoro scaturito dal suo viaggio in Sicilia  “Le parole sono pietre”. (Einaudi 1955)

I luoghi sacri sono autentici scrigni di tesori d’arte: Se nella Chiesa del Rosario si conserva la quattrocentesca Pala d’Altare probabilmente dell’autore fiammingo Simone de Wobreck, è nella Chiesa Madre dedicata al patrono San Nicola di Bari che si gode uno spettacolo d’arte che conserva il Tabernacolo marmoreo di Domenico Gagini del cinquecento che si unisce ai capolavori lignei: il Coro seicentesco opera di Giuseppe Di Maggio e Giacomo Mangio, con le statue di San Nicolò del 1689 e il Crocifisso di Giuseppe Li Volsi del 1619.

La Chiesa di Santa Maria Maggiore domina lo scenario dell’abitato con la policroma guglia del campanile ricoperta da maioliche, dove si conservano preziose tele secentesche e una Croce pensile bifrontale del ‘400 e Crocifisso ligneo del 1635.

Bellissimi gli affreschi della Chiesa di san Michele Arcangelo del XIV secolo con opere dello scultore di Polizzi Generosa Pietro Bencivinni, mentre nella Chiesa dell’Annunziata si conservano la tela della Natività di Giuseppe Salerno (1620), il tabernacolo marmoreo della Santa Croce e l’Annunciazione marmorea sempre di scuola gaginiana.

Opera dello scultore isnellese Pietro Giambelluca è la Madre delle Madonie che si ammira sul belvedere, fusa in bronzo, posta ad accogliere chi arriva all’ingresso del paese.

Ricadono nel suo territorio naturale l’incanto del laghetto di Mandria del conte e i boschi di querce di Piano Zucchi, ma il borgo si distingue per due gioielli che sono un perfetto traid d’union tra passato e presente: il “Museo trame di filo” dedicato all’antico artigianato tessile e delle trine e  il Centro Internazionale per le Scienze Astronomiche “GAL Hassin”, un parco astronomico che è diventato una vera attrazione, oltre che fondamentale polo di ricerca scientifica, un meta di visite didattiche e turistiche da ogni parte del mondo.

Arte, tradizione, sapori, cultura si fondono insieme anche grazie alle rassegne culturali che animano la vita degli abitanti e dei turisti che la scelgono come meta per trascorrere giorni di relax, immersi nello scenario del parco e della colorata scenografia che spunta dai balconi fioriti che si animano tra vicoli e piazze.

Non si può tralasciare l’aspetto del gusto e dei sapori legati ai saperi rurali che si tramandano ancora legati ai prodotti tipici Prodotti Tipici

Un’agricoltura tipica delle alte zone collinari del Mediterraneo dove sono protagonisti l’ulivo e il grano, ai quali si uniscono gli allevamenti  che danno origine a formaggi e carni vere e proprie eccellenze che spingono molti abitati dell’area metropolitana palermitana a recarsi regolarmente in paese per fare la spesa migliore, sana e genuina.

Diverse sono le ricette tradizionali legate alla stagionalità e con l’arrivo del Natale una su tutte è la preparazione dei delle “corna” biscotti ripieni dalla tipica forma che vengono realizzati con una frolla farcita con un impasto di fichi secchi, mandorle, marmellata, uva passa e buccia di mandarino e ricoperti di glassa di zucchero.

Seguono altri piatti che prendono nomi che già sono simbolo di tradizione e di stagioni diverse: la frittedda di fave, piselli e carciofi, i cudduruna di pane fritto, i dolci “pupi cu l’ova” di Pasqua, il risotto con finocchietto e mollica.

Anche soggiornare non è difficile e per la ricettività si trovano ottime sistemazioni dentro e fuori il borgo, che completano l’accoglienza che di anno in anno vede un incremento di presenze, grazie alla capacità dell’amministrazione comunale di coniugare le risorse del territorio, tanto piccolo quanto completo e ospitale.