In Sicilia, nell’isola più grande del Mediterraneo con 1.152 km di costa, a cui si devono aggiungere 500 km delle isole minori, il turismo rappresenta con 15 milioni di presenze turistiche un motore economico, contribuendo in maniera determinante al Pil della regione. Sebbene siamo la regione del Mezzogiorno che ha registrato, in questi anni, la maggior crescita turistica in arrivi e presenze, rappresentiamo la decima regione in Italia per presenze turistiche con appena il 3,5% del mercato italiano. In questi anni comunque abbiamo recuperato posizioni se teniamo conto che tra il 2000 e il 2018 si è registrata in Sicilia una crescita del numero di posti letto del 60% circa, crescita più che doppia rispetto alla media nazionale.

Tanti gli indicatori di crescita in questi anni, (primo tra tutti la crescita dei volumi di traffico degli aeroporti di Catania e Palermo) che avevano creato la legittima aspettativa da parte degli operatori di un 2020 strepitoso. Segnali forti provenivano dal mercato statunitense, dove la prestigiosa rivista economica Forbes per il 2020 aveva designato la Sicilia come meta turistica europea più ambita dagli Stati Uniti e dal mercato cinese, potenzialmente il primo mercato mondiale con 250 mln di turisti, rivitalizzato dalla visita lo scorso anno del presidente Xi Jinping a Palermo. In ogni caso attese e aspettative rese vane dall’irrompere del coronavirus che rischia di portare il mercato turistico siciliano all’indietro, con una previsione, fatta in ambito nazionale, di un possibile ritorno alla crescita (magari superiore ai livelli del 2019) nel 2023. Un’attesa eccessiva per una regione che sul turismo punta per recuperare ricchezza prodotta e creare condizioni di sviluppo duraturo e strutturato.

Spiaggia di San Vito Lo Capo

La Sicilia comunque viene percepita sul mercato turistico come un brand forte, con un patrimonio culturale, naturale, paesaggistico, gastronomico di un’unicità e di una bellezza straordinaria. Universalmente ci vengono riconosciute le spiagge tra le più belle del mondo, città d’arte ricche di storia, paesaggi mozzafiato, una cultura culinaria che ha subito le influenze delle popolazioni che qui hanno trovato casa nei secoli. I sette siti riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità conferito dall’Unesco (il Parco Archeologico di Agrigento la Villa Romana del Casale le Isole Eolie. il barocco del sud est, Siracusa e la necropoli rupestre di Pantalica, l’Etna, il Percorso arabo-normanno di Palermo, Monreale e Cefalù) contribuiscono, tra l’altro, a fare della Sicilia la meta migliore per trascorrere una vacanza.

La Sicilia ha sicuramente un’autenticità che è sbiadita da molte altre parti del mondo e in un mercato del turismo post crisi coronavirus, la natura incontaminata, la percezione dell’affidabilità e della sicurezza sanitaria del nostro territorio, ci conferiranno una marcia in più, che dovremo sfruttare. Occore citare alcuni indicatori che testimoniano la forte attrattività del settore enogastronomico in ambito internazionale. 33 prodotti agroalimentari ad Indicazione Geografica registrati in Sicilia, 31 prodotti vinicoli IG. Passando alla ristorazione, la Sicilia segna 42 ristoranti d’eccellenza, con un incremento del 56% nel periodo 2017-202.

Come si direbbe tanta roba che occorre tradurre però in arrivi, presenze turistiche, strutture ricettive adeguate, politiche d’accoglienza, servizi integrati, efficienza infrastrutturale, mobilità infraregionale. La Sicilia indubbiamente ha ancora grandi margini di crescita ma per realizzarli occorre un cambio di passo del ruolo strategico del settore pubblico. In sintesi una programmazione regionale che si doti di una visione strategica organica, coerente, efficace e funzionale alla valorizzazione della natura complessa del brand Sicilia. Si tenga conto che ad oggi l’attuale politica turistica della Regione siciliana è divisa tra ben sei assessorati.

La Sicilia può e deve fare di più sotto il profilo dell’offerta e della pianificazione di eventi nel corso dell’anno, occorre valorizzare gli altri ‘turismi’ diversi da quello tradizionale estivo “sole-mare“, primo tra tutti il turismo culturale “che ha una naturale tendenza a distribuirsi in tutti i periodi dell’anno.

Per gioco tra il serio e il faceto facciamo alcune simunlazioni. Se la Sicilia riuscisse ad eguagliare le performance turistiche del Veneto, arriverebbe a 97 milioni di pernottamenti rispetto ai 15 attuali. A dati della Banca d’Italia questo porterebbe un incremento del PIL (prodotto interno lordo) di circa 20 miliardi. Se teniamo conto che nel 2017 la ricchezza prodotta è stata pari a 82,3 miliardi (+0,4% sul 2016)in una regione a stagnazione economica da anni, 20 miliardi in più sul piatto rappresenterebbero un importante balzo in avanti per un territorio che si è sempre detto “potrebbe vivere di solo turismo”.

Ma questo è solamente un gioco simulato in tempi di coronavirus, ma che ci fornisce comunque un quadro verosimile di quanto ci sia tanto da fare attraverso uno straordinario sforzo collettivo, se non vogliamo che la pandemia non uccida pure la residua speranza della Sicilia e dei siciliani che ancora credono nelle voglìa di risorgere e di riscatto.