Anche quest’anno Tusa (ME) ha accolto il turismo, coniugando sia l’arte che il mare, ma anche la parte enogastronomica.
Questo in sintesi il risultato del recente convegno “Tusa – Il Borgo dell’Arte“, che ha aperto “Mani in Arte – Tusa l’intreccio che accoglie“, una manifestazione che attraverso dei fili, a mo’ di uncinetto, metaforicamente unisce e illustra come il paese tutto sia preparato ad un’estate 2026 che sicuramente sarà all’insegna della bellezza e dell’accoglienza.
Tuttavia, stavolta ci vogliamo soffermare sulle peculiarità gastronomiche di questo borgo, Giano Bifronte tra mare e montagna, e in particolare del “Pezzo duro“.
Al di là delle delle tante cose buone che abbiamo assaggiato, dal pane alla carne, però una ci ha colpito talmente tanto che ci ha spinto a tornare su questo argomento, peraltro già affrontato in passato. È ormai assodato che il comparto enogastronomico costituisce un grande volano turistico, ma c’è anche bisogno di una narrazione, una radice storica culturale che possa affascinare il visitatore e proiettarlo in un’altra epoca.
Il Pezzo duro di Tusa, erede diretto della Bombetta palermitana
Dalle nostre ricerche, approfondite attraverso le voci dei principali attori, il “Pezzo duro di Tusa” possiede queste caratteristiche in quanto erede diretto e suo perfezionamento della “Bombetta palermitana“, che tuttavia affonda le sue origini molto più in profondità.

Si narra che durante la Festa della Madonna a Tusa è sempre stata consuetudine consumare gelato, ma immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, gli operatori del dolce di Tusa si ritrovarono a far fronte ad una esagerata richiesta, pertanto si cominciarono a guardare intorno per cercare soluzioni che consentissero di fare fronte alle tante quantità concentrate in poche ore.
Bisogna pur considerare che all’epoca la produzione di gelati non era assistita da adeguate attrezzature che consentissero di produrre molto, e quindi qualcuno pensò di andare a cercare delle innovazioni a Palermo, la “grande” città capoluogo di Regione.
In effetti i gelatieri di Tusa in città trovarono la “Bombetta“, un pezzo duro di gelato che poteva essere preparato in anticipo e stoccato in attesa della festa, ma di forma poco pratica, essa era infatti a forma di ogiva, appunto come una piccola “bombetta”, da cui il nome.

Cambiare la forma in parallelepipedo per ottimizzare gli spazi in freezer e facilitare la produzione fu un attimo, e considerando la coltivazione locale di mandorle a Tusa, fu semplificato eliminando canditi e gocce di cioccolato, ma arricchito con una cubaita frantumata (mandorle tostate con lo zucchero, antesignana del torrone).
Sarà andata veramente così? Non lo sappiamo con certezza, ma questa è sicuramente una storia plausibile, che ci piace raccontare, una cosiddetta narrazione che può dare visibilità ad un prodotto genuino ed al suo paese di produzione, può quindi creare una sorta di filo che unisce gli anni cinquanta del secolo scorso ai giorni nostri, ci può fare sognare, magari in un momento ad esso dedicato come potrebbe essere un ipotetico “Pezzo duro fest“, contenitore gastronomico ma anche di arte, di mare e di accoglienza nel paese di Tusa.





