Affacciata sulla mitica “Statale 113 Settentrionale Sicula che guarda al Mediterraneo e unisce Messina a Trapani incontriamo inizialmente Castel di Tusa, la borgata marinara del comune che si trova alcune centinaia di metri più sopra, affacciato su un incantato Mediterraneo.

Nel percorso che ci viene incontro si mischiano gli azzurri marini intensi che riflettono la luce limpida estiva su due incredibili paesaggi sovrapposti: la scogliera bruna in basso dove si aprono le piccole calette e la roccia a monte prolungamento dell’appennino siculo tra Nebrodi e Madonie, ammantato dei colori brillanti della vegetazione mediterranea d’estate. 

Qui nella borgata baciata dal mare, bandiera blu, non si può perdere la tappa all’Atelier sul Mare la struttura ricettiva che con le sue stanze d’arte è il preludio della vicina Fiumara d’arte, i due progetti visionari e illuminati del mecenate Antonio Presti.

Lasciata alle spalle la costa marina, ci si inerpica su una strada circondata dalla campagna coltivata cosparsa di caseggiati rurali e ulivi centenari. L’insegna che indica l’area archeologica annuncia la vicinanza al paese ma merita una tappa per fermarsi ad ammirare ciò che rimane di quella “Alesa Arconidea” descritta da Diodoro Siculo e dalle cui campagne sono migliaia i reperti recuperati ed emersi dal passto, raccolti tra l’area museale dei due Antiquarium uno all’ingresso del sito e l’altro in quello della Badia che si trovava in paese.

Arrivati nel borgo e salendo verso la parte superiore, una triangolazione di bellezza accoglie il visitatore: l’unica delle tre porte urbiche a sesto acuto, detta “l’arco di porta” appariva con l’imponenza tardogotica e monumentale del portale della Chiesa Madre di Santa Maria dell’Assunta e la Torre Civica d’epoca medievale che in uno straordinario insieme, rappresentano uno scenario architettonico che conservava intatta la memoria di un passato glorioso, scolpito indelebile sulla pietra.

Il borgo contiene in vari siti opere d’arte di autori come il Gagini, il Li Volsi, lo Zoppo di Gangi, il Calabrò e La Marca, i cui tesori riposano custoditi e venerati dai fedeli come dai visitatori.

Sulla Via Alesina che attraversa il centro storico si innesta il dedalo intrecciato di vicoli dove si possono visitare altre meraviglie: le chiese di San Giuseppe, San Giovanni, Santa Caterina e tra facciate e frontespizi, campanili e portali, opere e decori testimoniano gli archetipi di una maestranza locale custodita nel ricordo di una memoria antica.

Alla fine del percorso ci si affacciata su un belvedere che apre su uno dei panorami più belli della costa, con i profili delle isole nitide sullo sfondo di un cielo che al tramonto sembra tinto a larghe pennellate, mentre le Eolie si mettono in mostra facendo intravedere la loro selvaggia e antica bellezza. Qui la sorpresa è il piccolo pub Belvedere Wine Bar che ha arredato il terrazzo con graziosi tavolini e botti, dove ci si può rilassare davanti al paesaggio, condividendo chiacchiere e belle etichette di vino e birre artigianali.

L’excursus gastronomico per la cena o il pranzo si può celebrare dentro, o fuori all’aperto, della trattoria di Vincenzo Sambataro “Le Giare” dove il nostro oste siculo racconta allegramente ogni portata, ogni ricetta confezionata dalla moglie che in cucina fa autentiche magie con i prodotti tipici che sono il must del locale e il vanto di Vincenzo, un intrattenitore perfetto per chi ama l’allegria e lo spirito dell’ospitalità che anima la tavola. Per i prodotti tipici, che qui rappresentano una tappa dovuta, non lontano troviamo la bottega della famiglia di Gaspare Sammataro, che offre una selezione di salumi e formaggi tipici del luogo di ottima qualità, prodotti direttamente dall’azienda che da generazioni lavora le carni dei propri allevamenti.

Per chi ama luoghi selvaggi e ancestrali conditi dai sapori forti della cucina, la tappa a Tusa non può mancare per trascorrere una giornata all’insegna di cibo, arte e bellezza.