Dalle campagne cerealicole agli agrumeti, la Sicilia valuta l’impatto dell’intesa Ue-Mercosur tra timori per la concorrenza e attese sulle clausole di salvaguardia.
Per la Sicilia l’accordo Ue-Mercosur non è una partita lontana, giocata solo nei palazzi di Bruxelles. È una questione che tocca direttamente le campagne dell’Isola, dalle distese cerealicole dell’entroterra alle aree agrumicole della Piana di Catania e della fascia ionica.
La soglia di salvaguardia al 5% e l’azzeramento dei dazi sui fertilizzanti diventano strumenti osservati con attenzione, tra aspettative e timori. Il Governo italiano rivendica di aver rafforzato le tutele. “Abbiamo lavorato per proteggere l’agricoltura e gli agricoltori italiani” – ha dichiarato il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.- La soglia di salvaguardia al 5% consente di intervenire rapidamente in caso di squilibri di mercato, evitando danni alle produzioni più esposte“.
In Sicilia, il primo comparto sotto osservazione è quello del grano duro, già segnato da prezzi instabili, aumento dei costi di produzione e concorrenza internazionale. L’ingresso massiccio di cereali sudamericani potrebbe comprimere ulteriormente i margini delle aziende isolane. La clausola di salvaguardia potrebbe rappresentare un argine, ma solo se applicata con tempestività e criteri chiari.
Diverso, ma altrettanto delicato, il discorso per gli agrumi: la preoccupazione non riguarda solo i volumi, ma anche la reciprocità delle regole. Le produzioni locali devono rispettare standard fitosanitari e ambientali stringenti, mentre l’arrivo di agrumi da Paesi extra-Ue solleva interrogativi su controlli, tracciabilità e impatto sui prezzi all’origine.
Sul tema interviene Coldiretti Sicilia che ribadisce la necessità di garanzie concrete: l’accordo, secondo l’organizzazione, può essere accettabile solo se accompagnato da controlli rigorosi e dall’applicazione effettiva delle clausole di salvaguardia, per evitare che le produzioni siciliane vengano penalizzate da una concorrenza ritenuta “non equa”.
Una posizione condivisa anche da Confagricoltura Sicilia, che chiede attenzione specifica per le filiere più fragili e un monitoraggio costante dei flussi di importazione. Sul fronte dei costi, invece, l’azzeramento dei dazi sui fertilizzanti viene accolto con maggiore favore. “Zero dazi sui fertilizzanti significa sostenere la competitività delle nostre aziende – ha spiegato Lollobrigida, – soprattutto in una fase segnata da rincari e difficoltà climatiche“.
Anche CNA Sicilia non nasconde la sua posizione sull’accordo: “Il settore agroalimentare, già in grave difficoltà, non può essere usato come merce di scambio in negoziati che privilegiano altri comparti”, ha dichiarato Filippo Scivoli, Presidente di CNA Sicilia.“L’assenza di clausole che assicurino una piena reciprocità di condizioni rappresenta un grave rischio di concorrenza sleale”.
Per le imprese siciliane, colpite anche dalla crisi idrica e dalla siccità, la riduzione dei costi produttivi è vista come una boccata d’ossigeno, seppur insufficiente da sola a compensare le criticità strutturali.





