Burgio, il paese dei presepi, fa rivivere un’antica tradizione, un quasi “dolcetto o scherzetto” in chiave religiosa e di beneficenza.

Natale è già passato, si avvicina il Capodanno e con esso il giorno dell’Epifania. Costretti a casa dal coronavirus, tornano alla mente ricordi di un passato lontano, fino ai giorni della fanciullezza. Così, parlando con alcuni amici, non ho potuto fare a meno di rievocare i giorni della “Strina”, quando insieme con tanti altri bambini che, come me, abitavano tra la Matrice e la chiesa di San Giuseppe, andavamo per le strade di Burgio a chiedere la “Strina”, la strenna. Il consumismo non aveva ancora preso il sopravvento, la Befana non portava i doni, ma bisognava andare a chiederli e non per sé stessi, ma per i più poveri.

Si bussava alle porte: molte si aprivano, ma tante altre rimanevano chiuse. Ovviamente, ci si rimaneva male di fronte al rifiuto di spalancare le porte al Bambinello. Non ci rendevamo conto che, spesso, quelle porte non si aprivano perché non avevano nulla da offrire.

“Alloggiate alloggiate questi afflitti pellegrini, 
camminando per le strade
stanchi sono li mischini
se ci volete venire cu ‘mmìa
Giuseppe, Santa Dulcì, Maria.
Adurami stu bammineddu,
chi di grazie di quant’è beddu,
così com’è.”

Questa la litania che si recitava.

Per alcuni anni, questa processione del Bambinello era caduta in disuso. Ma da quando è stata creata la manifestazione Burgio, Presepi in festa”, anche la Strina è tornata in auge.

Il Bambinello che viene portato in processione è lo stesso del gruppo della Sacra Famiglia – Gesù, Giuseppe e Maria – custodito nella barocca chiesa di San Giuseppe.

Chiesa di San Giuseppe

La “strina”, non è altro che una questua itinerante, accompagnata da una mini banda musicale. I bambini bussano alle porte delle case, annunciando: “u bammineddu, u bammineddu”. Quindi, la piccola statua viene fatta entrare nelle case per ricevere i doni della tradizione natalizia: fichi secchi, mandorle e “cudduruni”, buccellato con ripieno di fichi.

In tempi più recenti, giacché il ricavato viene donato in beneficienza, i fichi secchi e i buccellati vengono spesso sostituiti con soldi. Un tributo da pagare ai tempi moderni.