Una sala del Charleston

Abbiamo intervistato alcuni dei più noti e prestigiosi ristoratori di Palermo per sapere cosa stanno facendo e come va la situazione a seguito del Dpcm del 24 ottobre che chiude alle 18 bar e ristoranti e dopo questo orario è possibile solo l’attività di consegna, quella che noi italiani tanto anglofili ormai chiamiamo delivery.

Cominciamo da Tony Lo Coco lo chef patron stellato de I Pupi a Bagheria, anzi visto che è impegnato in cucina parliamo con la moglie Laura, braccio più che destro in quanto la sala dipende dal suo sorriso:

Tony e Laura (ph Salvo Mancuso)

A pranzo saremo aperti solo sabato e domenica anche per sperimentare come si evolve la situazione, poi vedremo se continuare. Saremo a ranghi un po’ ridotti e proporremo soltanto 2 menu degustazione, uno da 5 e l’altro da 7 portate, comprendenti anche alcuni dei piatti più famosi permettendo ai nostri affezionati clienti di gustare la cucina di Tony. Se le giornate lo permetteranno saremo all’aperto ben distanziati sotto le tende”

Patrizia Di Benedetto, altra stellata, ristorante By By Blues a Mondello:

Da martedì a domenica stiamo provando a tenere aperto, anche se è dura, oltre ai normali piatti in carta abbiamo introdotto lo smart lunch con 2 o 3 piatti e un calice di vino a prezzi da trattoria o addirittura delle portate più semplici  ma con il nostro abituale stile di lavoro e di qualità, rimane l’usuale menu di stagione; abbiamo voglia di lavorare finchè sarà possibile”.

Mariella Glorioso, nomen omen, del glorioso Charleston, sempre a Mondello, che ha superato brillantemente i 50 anni di attività:

Mariella Glorioso e lo chef Santino Corso

Contiamo di rimanere aperti a pranzo fin quando le condizioni atmosferiche lo permetteranno, poi saremo magari costretti a chiudere in quanto senza turisti, col covid, a Mondello non credo che verrebbe gente. Mantengo al lavoro tutto il personale, anche se facendo così non rimane alcun utile, anzi. Per sabato e domenica speriamo di avere 2 turni, sono previsti sempre piatti con le solite materie prime di grande qualità, dal tartufo ai porcini, dal tonno pregiato alle carni famose, il cliente deve sempre sentirsi al Charleston”.

Vincenzo Pinto, chef di esperienza ed apprezzato di A Cuncuma, cucina gourmet nel centro storico:

“Aperti 7 giorni su 7, per fortuna la mia è un’attività che coinvolge tutta la famiglia, per cui possiamo resistere meglio; in alcuni giorni ho avuto solo 2 clienti in altri anche 15, non c’è una regola e non ci sono previsioni, speriamo meglio nel fine settimana. Il mio menu e anche i prezzi, sono quelli soliti perchè solita è la nostra offerta di grande qualità e gusto”.

Voce fuori dal coro Chiara Marino chef-patron assieme al marito Alberto Lo Giudice di Quattromani, ristorante emergente in zona movida tra le piazze Magione e Marina:

Siamo chiusi, anzi siamo d’accordo a chiudere totalmente il ristorante perchè crediamo che per poterci sollevare al più presto dalle limitazioni del covid devono essere limitati al massimo gli spostamenti e perchè nei ristoranti non si può stare con le mascherine come invece a teatro, in libreria, in un negozio, quindi anche da noi che controllavamo la temperatura all’ingresso, obbligavamo a disinfettare le mani e a spostarsi con le mascherine, un minimo di rischio c’era sempre. Abbiamo 9 addetti a tempo indeterminato che sono in c.i.g. e per fortuna non paghiamo affitto, facciamo i genitori e ci godiamo i nostri giovani figli”.

I ristoranti intervistati fanno tutti consegna a domicilio ma solo su prenotazione per tempo. Tutti in ogni modo si mantengono nella condizione di “stare a vedere”, sono in una fase di attesa per come si evolverà la situazione, una specie di inerzia che prima o poi, più prima che poi, potrà arrestarsi perchè alla fine sarà meglio chiudere che continuare a lavorare in perdita.

Auguriamo a loro e a noi un “in bocca al lupo” incrociando le dita.