Tra mercati e botteghe, in Sicilia il costo della spesa è più alto che nel resto del Paese. Secondo i dati Istat, le famiglie dedicano quasi 600 euro al mese agli alimentari, contro i 530 euro della media italiana, con la sola Campania a superarle con oltre 625 euro.
È un paradosso se si considera che l’isola si colloca tra le regioni con il reddito medio più basso del Paese. Nonostante questo, il peso del cibo sul bilancio familiare continua a crescere, incidendo notevolmente sulle finanze domestiche.
Ma non sono solo gli alimentari a incidere. Anche abbigliamento e calzature, mobili e articoli per la casa, così come le spese sanitarie, risultano più elevate rispetto alla media nazionale. Una conferma che vivere in Sicilia può essere più costoso di quanto sembri in base agli ultimi dati Istat.
Tuttavia, considerando la spesa complessiva, vivere in Sicilia risulta in media più conveniente. Il totale mensile per famiglia si attesta intorno ai 2.366 euro, circa 400 euro in meno rispetto alla media nazionale di 2.755 euro. Il divario è dovuto soprattutto ai costi inferiori per abitazione, trasporti e istruzione, settori in cui l’isola continua a mantenere valori più contenuti.
Ma questo “vantaggio” ha un prezzo: meno servizi a disposizione. Gli affitti più bassi riflettono lo spopolamento dei paesi, i trasporti pubblici sono tra i peggiori d’Italia e le scuole diminuiscono di anno in anno. In sintesi, vivere in Sicilia significa spendere meno, ma anche avere meno risorse e infrastrutture su cui fare affidamento.




