I giovani scelgono l’enoturismo all’aria aperta: come ripensare le visite in cantina puntando su natura, racconti semplici e prezzi accessibili.
Il calo dei consumi di vino registrato negli ultimi anni viene costantemente associato al distacco delle nuove generazioni. La Generazione Z tende a orientarsi verso bevande analcoliche per motivi legati alla salute, oppure preferisce cocktail e birre per ragioni di costo e immediatezza. Di fronte a questo scenario, produttori e consorzi tentano spesso di recuperare terreno con campagne pubblicitarie giovanili, testimonial alla moda o collaborazioni con influencer del settore.
Tuttavia, questa strategia si rivela spesso superficiale, perché non coglie il reale mutamento culturale in atto nel rapporto tra i ragazzi e il calice.
I dati statistici più recenti dimostrano, infatti, un fenomeno solo all’apparenza contraddittorio: i ventenni riducono il consumo abituale di alcolici a tavola, ma non respingono affatto l’idea di recarsi direttamente nei luoghi di produzione. Le rilevazioni mostrano che quasi un terzo dei visitatori registrati nelle cantine appartiene proprio alla fascia di età compresa tra i 18 e i 28 anni, grandi appassionati di enoturismo.
L’interesse per l’ambiente rurale, per la gita fuori porta e per la scoperta del territorio resta molto alto, a patto che l’esperienza proposta sappia parlare il loro linguaggio.
Esperienze sul campo e natura al centro dell’enoturismo
Per intercettare questo pubblico non è sufficiente rinnovare i siti web o proporre la classica degustazione formale al bancone, impostata sui canoni cari alle generazioni precedenti. Numerose ricerche svolte su gruppi di giovani visitatori evidenziano un marcato disinteresse per le nozioni tecniche, le analisi chimiche o i tecnicismi da sommelier. Chi ha poco più di vent’anni non entra in azienda per memorizzare acidità e tempi di affinamento in botte, ma sceglie l’enoturismo per cercare una giornata di svago, di socialità e di evasione dalla routine cittadina, a contatto diretto con il paesaggio.

La formula tradizionale della visita guidata tra silos d’acciaio seguita da assaggi silenziosi appare ormai superata per questo target. Per l’enoturismo, quindi, diventa fondamentale costruire percorsi all’aperto che valorizzino l’ambiente circostante: passeggiate libere tra i filari, momenti di sosta sul prato, picnic informali e attività pratiche e coinvolgenti, come la partecipazione diretta alle prime fasi della vendemmia. Il vino smette così di essere un oggetto di studio astratto e diventa il tramite per vivere un momento disteso, autentico e fortemente legato alle tradizioni locali.
Parole d’ordine: tariffe accessibili e accoglienza
Un secondo aspetto determinante per non allontanare i visitatori più giovani dall’enoturismo riguarda le politiche di prezzo. Molte realtà commettono l’errore di considerare l’accoglienza turistica come uno strumento per compensare immediatamente le bottiglie rimaste invendute, applicando costi d’ingresso elevati che scoraggiano chi dispone di un budget limitato. Prevedere tariffe agevolate per gli under 30 o pacchetti promozionali per piccoli gruppi di amici rappresenta un investimento strategico sul lungo periodo.
Chi visita una tenuta vinicola a vent’anni difficilmente acquisterà cartoni di bottiglie costose al termine del percorso. Tuttavia, se l’esperienza vissuta si rivela accogliente, senza barriere economiche o atteggiamenti cattedratici, quel visitatore condividerà foto e recensioni entusiaste con la propria rete di contatti, parlerà del posto ad amici e parenti e tornerà negli anni successivi con una diversa capacità di spesa. Concepire la cantina come uno spazio informale, rilassante e inclusivo è il modo migliore per trasformare un pubblico curioso in una comunità solida e affezionata.





