Da Menfi al Nord Europa, il primo vino low alcohol siciliano nasce nelle Cantine Settesoli grazie al via libera dell’Agenzia delle Dogane per la dealcolazione.
Meno alcol nel bicchiere: la nuova frontiera del vino passa ufficialmente anche dalla Sicilia. A compiere il primo passo nell’Isola è la Cantina Settesoli, titolare tra gli altri, del marchio Mandrarossa, che ha ottenuto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Porto Empedocle il via libera fiscale per effettuare direttamente la dealcolazione del vino. È la prima cantina siciliana a raggiungere questo traguardo.
Più che una “certificazione”, come spesso viene sintetizzata, si tratta di un passaggio tecnico e fiscale tutt’altro che formale. La dealcolazione separa infatti dal vino una quota di alcol etilico e fa quindi entrare il processo nel complesso sistema italiano delle accise e dei depositi fiscali.
“Abbiamo atteso pazientemente che la normativa consentisse di poter partire – racconta il presidente Giuseppe Bursi. – Dopo una lunga e articolata verifica da parte dell’Ufficio delle Dogane siamo riusciti a essere a posto da un punto di vista tecnico-normativo”. Un percorso partito nei primi mesi dell’anno e concluso con un primato che, racconta ancora Bursi, è stato riconosciuto dallo stesso ufficio.
La normativa nazionale sui vini dealcolati aveva cominciato a prendere forma alla fine del 2024, ma è stato il decreto MEF-Masaf del 29 dicembre 2025 a disciplinare le condizioni fiscali, le verifiche degli impianti e il rilascio o l’aggiornamento dei titoli autorizzativi necessari. È proprio in questa finestra che Settesoli ha deciso di inserirsi.
Un low alcohol già in partenza per il Nord Europa
Il primo risultato concreto è già in bottiglia, destinato al mercato estero. Non è, almeno per ora, un vino a zero alcol. Cantine Settesoli ha scelto di cominciare dal segmento low alcohol, con un prodotto che si ferma intorno agli 8-8,5 gradi. Tecnicamente, secondo la normativa europea, rientra nella categoria dei vini parzialmente dealcolati. Il no alcohol, quello che scende fino a un massimo dello 0,5% vol., resta invece in fase di studio.
“Noi al momento produciamo solo low alcohol, non no alcohol. Facciamo dei vini sugli 8 gradi, 8 gradi e mezzo. Il no alcohol lo stiamo studiando e approfondendo prima di mandarlo in produzione”, spiega Bursi. E non siamo più nel campo delle prove di laboratorio: entro settembre dovrà essere consegnata una prima partita di 3 mila bottiglie. “È un punto di partenza, poi vedremo piano piano anche l’effetto che fa. Bisogna vedere come risponde il mercato dal punto di vista dell’apprezzamento del prodotto”.

Le richieste, spiega il presidente, erano già arrivate dall’estero, soprattutto durante gli incontri con buyer e importatori nelle fiere internazionali di Düsseldorf e Parigi. Il Nord Europa è il mercato osservato con maggiore attenzione: consumatori più sensibili alla moderazione nel consumo di alcol, nuove generazioni che guardano con interesse a prodotti più leggeri e occasioni di consumo nelle quali la gradazione tradizionale del vino può rappresentare un limite.
“Sicuramente c’è un mercato dei giovani che è un po’ più attento da un punto di vista salutistico – osserva Bursi – Nei Paesi dell’Europa del Nord c’è molta attenzione al fatto di non guidare quando si beve. Anche il low alcol si inserisce perfettamente e ti può permettere di bere quel bicchiere che in altre situazioni non potresti bere”.
Chiaramente, riducendo l’alcol si modifica un elemento fondamentale dell’equilibrio del vino, con conseguenze sulla struttura e sulla percezione aromatica.“In questo processo di dealcolazione, seppur parziale, si rischia di perdere aromaticità nella struttura del vino. Il sapore viene alterato, la consistenza è alterata. Non è semplicissimo, sono sapori diversi da quelli di un vino normale”, ammette.
Sicani, il primo bianco low alcohol siciliano
La scommessa parte da appena qualche migliaio di bottiglie, destinate all’estero. Il debutto sarà affidato a un bianco; successivamente arriverà anche un rosso. Il primo vino parzialmente dealcolato si chiama Sicani ed è un bianco ottenuto da un blend di Catarratto per il 50%, Grecanico per il 25% e Inzolia per il restante 25%, con una gradazione alcolica dell’8% vol. La dealcolazione viene effettuata attraverso la tecnica dell’evaporazione sottovuoto, mentre la vinificazione avviene in acciaio inox.

Nel calice si presenta di un giallo paglierino brillante, con un profilo fresco e delicato e note di gelsomino, agrumi, miele e frutta tropicale. Perfetto in abbinamento a insalate di mare, verdure grigliate e formaggi freschi e cremosi.
Cantine Settesoli sempre attenta alle variazioni di mercato
Cantine Settesoli nasce nel 1958 da 68 viticoltori. Nel 1965 arriva la prima vendemmia della cooperativa, negli anni Settanta partono l’imbottigliamento e l’export; nel 1991 la fusione con Il Progresso e Colli del Belice consolida la struttura, mentre nel 1999 nascono i marchi Mandrarossa e Inycon. Oggi la cooperativa riunisce oltre 2 mila soci e più di 6 mila ettari di vigneto, oltre mille dei quali coltivati in biologico.

Bursi ne è presidente dal dicembre 2017 e nel 2024 è stato rieletto per il terzo mandato consecutivo. Anche il legame familiare con la cooperativa affonda lontano: nel documento di fondazione del 1958 compare, tra i soci, la firma di suo nonno.
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Il nuovo prodotto arriva mentre nei vigneti di Menfi si chiude una vendemmia complicata sul fronte quantitativo. Il caldo ha anticipato la maturazione e Settesoli stima un calo delle rese intorno al 15-18%, più marcato sulle varietà precoci. Una tendenza alla diminuzione dei volumi registrata anche più in generale in Sicilia, mentre le prime valutazioni sulla qualità delle uve restano positive.
“Per gli agricoltori perdere il 20% di resa è pesantissimo – sottolinea Bursi -. Per fortuna, in termini qualitativi, il prodotto sembra non risentirne. Siamo abbastanza tranquilli che riusciremo anche quest’anno a fare una buona produzione”.





