La presenza di uno zucchero complesso tra le polveri cosmiche svela nuove tracce sull’origine della vita.
L’enigma legato alla genesi dei primi esseri viventi potrebbe affondare le proprie radici in epoche e luoghi ben più remoti rispetto alla primordiale superficie terrestre.
Nei meandri della nostra galassia, un’indagine condotta da un’équipe internazionale di astrofisici e chimici ha portato alla luce una presenza inaspettata: un’autentica molecola organica che fluttua libera tra le correnti gassose interstellari.
L’elemento individuato prende il nome di eritrulosio, una struttura tetrosa composta da quattro atomi di carbonio ben nota, con il nome comune di “zucchero”, sulla Terra per essere presente in alcuni frutti di bosco come i lamponi.
La rilevazione, documentata con un gran numero di particolari sulle pagine della rivista scientifica Nature Astronomy, suggerisce che i componenti primari indispensabili per dar vita ai fenomeni biologici possano essersi generati nel vuoto cosmico molto prima che il nostro sistema solare prendesse forma.
Dai precursori chimici al vero zucchero interstellare
Nel corso delle passate campagne di osservazione radioastronomica, la comunità scientifica era già riuscita a tracciare composti organici semplificati, tra cui la glicolaldeide. Tuttavia, sotto il profilo della classificazione biochimica, quest’ultima rappresenta una molecola organica semplice (idrossialdeide) a due soli atomi di carbonio e non risponde ai criteri formali necessari per essere catalogata come un carboidrato a tutti gli effetti. Per rientrare nella definizione scientifica, una catena molecolare deve, infatti, disporre di una spina dorsale costituita da almeno tre unità carboniose.
L’eritrulosio supera nettamente questo limite strutturale, conquistando a pieno titolo il primato di molecola complessa di tale categoria documentata nello spazio aperto. Questa evidenza dimostra in maniera inconfutabile che i meccanismi di sintesi chimica non biologica operanti nelle nubi interstellari possiedono un livello di efficienza e complessità finora sottovalutato, capace di assemblare configurazioni organiche articolate senza alcun intervento di matrici viventi o condizioni favorevoli di pressione e temperatura planetarie.
La “culla cosmica” dell’eritrulosio
Lo scenario di questa straordinaria scoperta è situato a una distanza considerevole dal nostro pianeta, pari a circa 26.700 anni luce, nelle immediate adiacenze del centro galattico. La regione indagata, denominata con la sigla tecnica G+0.693-0.027, si configura come un immenso agglomerato di polveri dense e gas freddi, noto agli esperti come uno dei serbatoi naturali più fertili per la formazione di composti a base di carbonio. Questo ambiente si comporta come un vero e proprio reattore naturale all’interno del quale avvengono reazioni chimiche pre-stellari estremamente complesse e dinamiche.

L’individuazione dello zucchero è avvenuta tramite la spettroscopia ad alta precisione nelle frequenze radio. Ogni specie chimica presente nel cosmo interagisce con i campi di radiazione elettromagnetica emettendo e assorbendo energia a frequenze d’onda univoche, generando una sorta di impronta digitale spettrale. Decodificando questi segnali debolissimi catturati dai radiotelescopi terrestri, i ricercatori hanno potuto isolare e confermare con certezza matematica la firma spettrale dell’eritrulosio, escludendo interferenze o sovrapposizioni con altri composti molecolari noti.
Nuove prospettive sulla diffusione dei mattoni della vita
La presenza di un simile zucchero nello spazio profondo non deve essere fraintesa come la prova diretta dell’esistenza di organismi extraterrestri. Al contrario, l’aspetto rivoluzionario della scoperta risiede nella constatazione che gli elementi chimici propedeutici alla vita possono auto-assemblarsi spontaneamente all’interno di ambienti estremi e ostili prima ancora dell’aggregazione gravitazionale dei pianeti.
Questi dati offrono un supporto tangibile alla teoria secondo cui una parte rilevante del materiale organico necessario all’innesco della vita sulla Terra sia giunto dall’esterno, trasportato dal massiccio bombardamento meteoritico e cometario che ha interessato il pianeta nelle sue fasi giovanili. Tale scenario era già stato parzialmente avvalorato dal ritrovamento, all’interno di antichi frammenti meteoritici caduti al suolo, del ribosio, uno zucchero pentoso fondamentale per l’architettura dell’acido ribonucleico (RNA). Ricostruire la mappa evolutiva di queste molecole nello spazio interstellare apre orizzonti inediti per comprendere come e dove la chimica inanimata possa compiere il salto verso la biologia, sia nel nostro sistema solare che in remoti esopianeti.






