Il cappero dell’isola è al centro di un progetto internazionale che usa la lotta biologica per sconfiggere la cimice killer.
Il famoso cappero di Pantelleria IGP, simbolo dell’agricoltura isolana, è oggi minacciato da un insetto molto pericoloso: la Bagrada hilaris, una cimice che non rovina soltanto le piante di cappero, ma attacca anche altre coltivazioni importanti come il grano, i legumi, i broccoli e i cavolfiori. L’invasione rischia di causare grossi danni economici ai produttori, mettendo in seria crisi il lavoro di tantissime famiglie e l’economia dell’intera isola.
Per bloccare l’emergenza senza usare sostanze chimiche, i ricercatori hanno avviato una strategia pulita e sicura: introdurre esemplari sterili per bloccare la riproduzione. Si tratta di uno studio finanziato dall’European Biological Control Laboratory (EBCL) e coordinato dalla Biotechnology and Biological Control Agency (BBCA).

Gli esperti dell’agenzia hanno studiato la cimice sul territorio, l’hanno allevata in laboratorio e hanno fatto tutti i test biologici. Insieme a loro ha lavorato l’ENEA, che si è occupata di rendere sterili gli insetti e di analizzare i dati raccolti sul campo.
Un aiuto concreto per i contadini e per il futuro del cappero pantesco
I primi risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista Insects, mostrano che la “Tecnica dell’Insetto Sterile” (SIT – Sterile Insect Technique, così si chiama la strategia messa in atto) funziona molto bene. Tra l’altro, consiste in un’alternativa sicura ed ecologica ai vecchi pesticidi, perfetta quindi per un luogo protetto e delicato come l’isola di Pantelleria.

I numeri e le caratteristiche della produzione fanno capire chiaramente quanto sia importante sia per l’economia, sia la tutela del territorio che il problema venga definitivamente risolto:
- Il volume della raccolta totale: ogni anno sull’isola si raccolgono complessivamente tra i 3.000 e i 4.000 quintali di prodotto grezzo, una cifra che rappresenta il motore economico principale per la comunità agricola pantesca.
- La quota protetta dal marchio ufficiale: la parte più pregiata del raccolto, cioè quella che può vantare la prestigiosa certificazione d’origine IGP, si attesta normalmente tra i 1.200 e i 1.300 quintali.
- Il rischio concreto nelle annate difficili: in caso di forte diffusione dei parassiti o di condizioni climatiche avverse, la quantità di prodotto certificato subisce un crollo drastico, arrivando a malapena a 500 quintali totali.
- I limiti severi imposti dal disciplinare: per garantire l’eccellenza assoluta sui mercati, i produttori devono rispettare un limite massimo di resa fissato tassativamente a 30 quintali per singolo ettaro di terreno coltivato.
- La durata e la fatica del lavoro nei campi: la raccolta viene eseguita rigorosamente a mano e in modo progressivo a seconda della maturazione dei boccioli, impegnando i contadini in un lungo periodo che va dal 1° maggio fino al 1° ottobre.
Il valore di questo prodotto dipende proprio da queste regole severe che proteggono la tradizione.
Per fortuna, difendere questa antica usanza oggi è possibile grazie a una scienza moderna, innovativa e risolutiva che permette di porre fine al problema rispettando, al contempo, la natura e proteggendo il faticoso lavoro dei contadini.






