La cucina italiana è un patrimonio fatto di gesti, memoria e territorio. Anche l’alta cucina, se guidata da una visione più consapevole, può diventare uno strumento per trasmettere e valorizzare la cultura gastronomica del paese.
Da qui nasce l’intervista a Nino Ferreri, chef siciliano che riflette sul ruolo della cucina stellata nel racconto dell’identità culinaria italiana, oggi al centro del dibattito sul riconoscimento UNESCO.
A Bagheria, a pochi passi dall’arco della Santissima Trinità, Ferreri guida Limu, ristorante che nel 2022, a solo un anno dall’apertura, ha ottenuto la stella Michelin. Un percorso costruito tra formazione alberghiera ed esperienze professionali in Italia e all’estero, che ha contribuito a definire una cucina profondamente legata ai territori e alle materie prime.

Cosa rappresenta oggi il riconoscimento UNESCO per la cucina italiana e può produrre dei cambiamenti concreti?
“È sicuramente un riconoscimento importante per la gastronomia e ha avuto una forte risonanza. Premia il lavoro e gli sforzi che da sempre i cuochi italiani portano avanti. Lavorare all’estero mi ha fatto capire quanto la cucina italiana sia tra le più apprezzate e replicate al mondo, anche se non sempre in modo fedele. Credo sia un’occasione preziosa per rendere l’Italia una vetrina internazionale e far conoscere ancora di più, in maniera autentica, le nostre tradizioni e i nostri prodotti, da nord a sud”.
Cosa è stato davvero premiato dall’UNESCO, la cucina tradizionale o quella stellata?
“Io penso che sia l’italianità a essere premiata. Le nostre materie prime, i nostri piccoli fornitori. L’Italia non è una grandissima regione ma nasconde una molteplice varietà di prodotti e piccole realtà inestimabili. È così al nord ma principalmente anche nella mia Sicilia e credo che ovviamente sia una marcia in più che può dare il giusto riconoscimento a questo Paese, per raccontare la grandezza che si può trovare anche in un piccolo territorio”.

La cucina stellata può fare da ponte tra alta gastronomia e cucina popolare?
“Sì. La cucina stellata può essere un mezzo per trasmettere cultura gastronomica, anche a un pubblico internazionale. Ogni piatto nasce da un’idea e da una filosofia: spesso la tradizione viene riletta in chiave contemporanea, senza snaturarla. Una pasta con le sarde, ad esempio, resterà sempre una pasta con le sarde, anche tra vent’anni, pur potendo evolvere nella forma e nella presentazione, mantenendone l’essenza. La tradizione è la base, ma il ruolo dell’alta gastronomia è elevarla e raccontarla con maggiore consapevolezza”.
È in questo equilibrio tra memoria e visione che la cucina stellata può continuare a essere uno strumento di racconto culturale, capace di custodire l’identità gastronomica italiana e di proiettarla nel futuro.





